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La lacrima del ministro Pichetto Fratin per l'attivista con l'eco-ansia

Giovanni Sallusti
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C’è una nuova epidemia in giro, pare avere tempi di contagio immediato ed effetti inibenti per le cellule cerebrali. Il nuovo, letale morbo, tasso di propagazione altissimo nelle Ztl e agli aperitivi dei rampolli della buona borghesia (in)sostenibile si chiama “ecoansia”, e voi biechi reazionari inquinatori non saprete neanche cosa sia (beati voi), quindi tocca spiegarvela. Citiamo dalla Treccani: «In ambito psicologico, da qualche anno a questa parte si è iniziato a parlare di “ecoansia” per riferirsi a forme sub-cliniche di inquietudine, senso di colpa e depressione suscitate dal pensiero del cambiamento climatico e di altre criticità ambientali». È una sorta di aggiornamento gretino del “male di vivere” di Eugenio Montale, che del resto lo descriveva anche come «l’incartocciarsi della foglia riarsa» (alla fine era un ambientalista inconsapevole anche lui, solo un po’ più colto di Bonelli).

 

Sia come sia, questa patologia «sub-clinica» ha istantaneamente afferrato il ministro Gilberto Pichetto Fratin, che ospite per un dibattito al Giffoni Film Festival si è commosso per induzione di fronte alle lacrime di una ragazza che ha dichiarato la propria malattia. «Buongiorno ministro sono Giorgia, le confesso che ho molta paura per il mio futuro», ha esordito lei, all’inizio perfino con un risolino relativizzante. Ma è stato un attimo, poi la commozione ha preso il sopravvento, ed ecco la confessione: «Io personalmente soffro di “ecoansia” (interessante l’avverbio “personalmente”, la mente corre a quella iper-soggettivizzazione emotiva che secondo il grande critico d’arte Robert Hughes caratterizzava la “cultura del piagnisteo” tipica delle generazioni politicamente corrette, ma probabilmente non siamo sensibili quanto Pichetto Fratin, ndr)». L’angoscia per il clima cangiante la divora talmente che Giorgia rivela: «Io non so se voglio avere figli, ministro, sinceramente non lo so...», e davvero non si saprebbe cosa dirle, sta evocando la scelta personale per eccellenza (la quale a sua volta implica questioni perfino più dirimenti del meteo).

 


AFFLIZIONE In ogni caso, ci pensa lei ad andare oltre: «Dato che voi parlate di 2030, 2050, obiettivi che sinceramente sento lontani - Giorgia e gli afflitti da ecoansia come lei vorrebbero arrivare a emissioni zero entro la fine di quest’anno, e in effetti la desertificazione economica che ne conseguirebbe farebbe passare in secondo piano le loro paturnie, ndr - le chiedo: non ha paura per i suoi figli, per i suoi nipoti, non so...».
Giorgia si siede, il ministro applaude ed esordisce con ispirazione cartesiana: «Io ho la forza del dubbio, glielo dico sin...», e qui la voce s’incrina subito, l’ecoansia lo sta già scavando, «glielo dico sinceramente». «Ma ho il dovere, per la carica che ricopro, ho il dovere verso di voi», e l’ecoansia ormai deborda, spezza la voce e fa precipitare Pichetto Fratin nella trappola emotiva: «e ho il dovere verso i miei nipoti». Basta, la mano allontana il microfono dalla bocca perché ormai è l’ecoansia che guida le parole, è sufficiente così. Uno spettacolare caso di contagio in diretta, la caricatura pseudopsichiatrica di un tema serio che passa in pochi secondi da una ragazza che grazie a Dio non ha le impellenze dei suoi coetanei ucraini (bombe sulla testa, case sventrate, cose così) a un ministro della Repubblica. Dinamica empaticamente comprensibile, per carità. Epperò, a chi scrive viene un po’ d’ansia a sapere che la classe dirigente non guida i processi, ma li subisce con la facilità delle lacrime giovanili.

 

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