Tra Matteo Renzi e Susanna Camusso ormai è scontro aperto. Tra il governo e i sindacati è muro contro muro sulla riforma del Lavoro. Dopo la minaccia del premier ("non ci faremo fermare dai sindacati") arriva la risposta del segretario generale della Cgil: "L'autosufficienza della politica sta determinando una torsione democratica", ma il sindacato non si sente "orfano ma protagonista". Susanna Camusso stigmatizza così la posizione dell'esecutivo e dell'"attuale presidente del Consiglio", mai citato con nome e cognome, nella relazione di apertura del XVII Congresso nazionale. "Contrastiamo e contrasteremo l'idea di un'autosufficienza del Governo, che taglia non solo l'interlocuzione con le forme di rappresentanza, ma ne nega il ruolo di partecipazione e di sostanziamento della democrazia - afferma il segretario generale della Cgil dal Palacongressi di Rimini - Una logica di autosufficienza della politica che sta determinando una torsione democratica verso la governabilità a scapito della partecipazione". L'attacco - "Non abbiamo la vocazione al soggiorno nella 'sala verde', se la si considera inconcludente non ci manca la terra sotto i piedi. Ci auguriamo - sottolinea Camusso -, però, che tanta autosufficienza non produca nuove vittime delle leggi di riforma, come gli esodati, figli del disprezzo delle competenze. Con nettezza affermiamo che non ci sentiamo orfani ma protagonisti. La nostra storia, la nostra funzione, le nostre radici, hanno trovato nelle varie fasi le forme per esprimersi, la concertazione è stata uno strumento. Senza non viene meno il protagonismo e la capacità di far valere le nostre ragioni. Non confondiamo rappresentanza con rappresentazione".




