Firenze, 14 mag. - (Adnkronos) - « Poche idee, ma confuse; o invece (che forse è peggio) molte, chiare e lucidamente tese a un obiettivo: mettere le Province in condizioni tali da collassare sotto il peso dell'assoluta mancanza di risorse, rendendole incapaci di qualsiasi attività e potendo così avere (ce ne fosse bisogno) una giustificazione per cancellarle in via definitiva. Ma a rimetterci saranno le 'fette' di cittadinanza destinatarie dei servizi mantenuti in carico alle Province stesse: viabilità, edilizia scolastica,tutela dell'ambiente; funzioni essenziali, che non potranno essere assolte, se si convertirà in legge il decreto con cui il governo ha apparecchiato un nuovo salasso a scapito delle finanze delle nostre amministrazioni ». La Provincia di Pisa, con il presidente Andrea Pieroni, presidente dell'Upi Toscana, lancia un allarme e una denuncia netta a fronte dello scenario che si va profilando con il percorso della Spending Review 2014: in estrema sintesi "un prelievo da 2,1 miliardi di euro" (da fare entrare nelle casse dell'erario) ripartito in parti uguali tra Stato, Regioni ed enti locali. "Una sommaria divisione per tre - incalza Pieroni - che è un monumento all'iniquità: perché non tiene conto di come (tralasciando loStato) la spesa corrente delle Regioni sia di 48 miliardi (al netto della Sanità) e quella delle Province di 7,6, invece. Certo, considerando i Comuni (qui la cifra balza a 54 miliardi), gli enti locali presi in blocco vengono ad avere un 'peso' diverso: ma la suddivisione degli oneri tra Province e Comuni è stabilita nel rapporto di uno a uno (gli importi a carico delle prime sono di 360 milioni, quelli gravanti sui secondi di 340), nonostante, come appena evidenziato, la proporzione tra i valori delle rispettive spese correnti (7,6 miliardi contro 54) sia di uno a sette! Tenendo conto poi dell'ulteriore riduzione, pari a 100 milioni di euro, relativa al capitolo 'costi della politica', le Province andranno a corrispondere uno sforzo da 440 milioni". (segue)




