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Ponte Morandi, la confessione drammatica di Graziano Delrio: il peso sulla coscienza dell'ex ministro

Gino Coala
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Nella girandola devastante di accuse dopo il crollo del ponte Morandi di Genova ci è finito anche l'ex ministro delle Infrastrutture, il Pd Granziano Delrio, che in più occasioni ha ricevuto interrogazioni da parte dei parlamentari sulle condizioni della struttura crollata il 14 agosto e che ha ucciso oltre 38 persone. Su Facebook Delrio ha respinto "i processi sommari", minacciando querela a chi lo avesse diffamato. Nel privato però, riporta un retroscena di Repubblica, è l'uomo a crollare davanti a una tragedia così imponente: "Non dormo da due notti. Sono sconvolto, amareggiato, triste per le vittime, per quello che ho visto". Da ex ministro, Delrio sente addosso delle responsabilità: "Mai ricevuto segnalazioni di alcun tipo, da neccuno, su ipotesi di cedimento strutturale del viadotto". E poi ci sono le accuse sulle pressioni della lobby di Autostrade e sui finanziamenti ai partiti di cui, secondo Luigi Di Maio, avrebbe goduto anche il Pd: "Il tesoriere del partito dice che non è mai arrivato un euro. Renzi conferma: mai un soldo, né al Pd né alla Leopolda. Per quanto mi riguarda non ho né fondazioni né associazioni, figuriamoci. E rifiutavo gli inviti ai convegni o sponsorizzati da società con le quali il ministero aveva rapporti". Come sia potuta accadere quella tragedia, Delrio non riesce a trovare una spiegazione: "Quel viadotto è il più controllato d'Italia, quello che riceve più manutenzione in assoluto. Perché? Perché è un ponte nato male, questo ormai è evidente a tutti. Però sarei più prudente sulle cause".

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