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Immigrati, il fallimento totale dei ricollocamenti: la metà dei richiedenti resta in Italia

12 Gennaio 2019

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Immigrati, il fallimento totale dei ricollocamenti: la metà dei richiedenti resta in Italia

Il ricollocamento degli immigrati, il sistema di mutuo soccorso dell'Unione europea è fallito. La fantomatica suddivisione dei richiedenti asilo che sbarcano in Italia e in Grecia soprattutto, non funziona: il documento del 2015, riporta La Stampa, prevedeva infatti la distribuzione di 120.000 migranti, 28.000 dal nostro Paese. Regno Unito, Irlanda e Danimarca dissero "no grazie". Gli altri, tra cui Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, accettarono. Ma i quattro del blocco di Visegrad, che avrebbero dovuto prendersi carico di circa 4mila richiedenti asilo, non ne hanno accolto nemmeno uno. Insomma, solo il 44 per cento dei trasferimenti inizialmente previsti sono effettivamente avvenuti, circa 14mila.

Il "buon" Emmanuel Macron ha negato il ricollocamento di 5.000 persone, mentre la Germania è stata di parola: era lo Stato che più si era impegnato, con una quota di oltre 7mila migranti, e alla fine ne ha accolti 5.446 (il 74 per cento). Finlandia e Svezia ne hanno accolti addirittura più del numero promesso.

Quella procedura di ricollocamento fu decisa con un atto almeno sulla carta vincolante, e non su base volontaria. Il Consiglio dell' Ue inserì un criterio molto stringente: poteva essere ricollocato solamente il richiedente asilo proveniente da una nazionalità con un alto tasso di accettazione (il 75%) delle richieste di protezione internazionale. Una percentuale che ha portato a distribuire nel Continente soprattutto migranti provenienti da Eritrea e Siria. Ma questa scelta si è rivelata un boomerang, perché di fatto ha reso applicabile la decisione su una sola nazionalità e non su quelle che in questi anni sono state le più rappresentate a livello di sbarchi. Anche la destinazione di 6.000 euro per ogni migrante accolto, non è bastata a convincere molti Stati a impegnarsi nella ricollocazione. E così più della metà delle procedure sono rimaste bloccate alle frontiere.

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