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Matteo Salvini, il retroscena sul voto anticipato: "Così non si va avanti". Scelta drastica: crolla tutto

Giulio Bucchi
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Ci vuole l'ombra della procedura d'infrazione per convincere Matteo Salvini a rompere con Luigi Di Maio e far cadere il governo. Secondo un retroscena di Repubblica, la prospettiva di un "commissariamento di fatto" da parte dell'Unione europea, con riduzione del debito da 10 miliardi di euro l'anno è concreta. Uno scenario devastante, economicamente ma anche politicamente perché di fatto legherebbe mani e piedi al "governo del cambiamento". Leggi anche: "Pronto a fare il ministro contro questa Europa". Bagnai, l'asso di Salvini per rovesciare il tavolo "Accogliere le istanze di Bruxelles e rinunciare alla flat tax oppure non accettarle e rinunciare comunque alla flat tax. O infine far precipitare tutto attribuendo all'Unione la responsabilità delle elezioni anticipate". Sarebbero questi i dilemmi del capo della Lega, secondo cui, scrive Repubblica, "così non si può andare avanti". Il ritorno al voto, infatti, "determinerebbe probabilmente la sospensione della procedura d'infrazione fino alla formazione del nuovo esecutivo", fino ad autunno inoltrato. Le date (l'Ecofin del 9 luglio) e le finestre (la crisi entro il 10 luglio aprirebbe le porte al voto a settembre) coincidono, ma bisogna decidere in fretta. E mentre il ministro dell'Economia Giovanni Tria sta trattando e il premier Giuseppe Conte sta preparando la lettera per Bruxelles, il vicepremier starebbe già pensando al futuro immediato.

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