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Matteo Renzi, Carlo Calenda rivela: "Avevo avvertito Gentiloni e Zingaretti che sarebbe finita così"

Giulio Bucchi
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L'addio di Matteo Renzi al Pd viene accolto da Carlo Calenda "con confusione". "Ha fatto una scelta diversa dalla mia - ha spiegato a I Lunatici su Rai Radiodue l'ex ministro, uscito anche lui dai democratici -, ha detto che era d'accordo all'alleanza tra Pd e Cinque Stelle, anzi ha spinto il Partito Democratico su quella linea. Adesso fa un'ulteriore giravolta e esce dal Pd. Non lo condivido, la trovo una roba un po' singolare. Avevo avvertito Zingaretti e Gentiloni in tutti i modi possibili. Era chiarissimo che sarebbe accaduto. Zingaretti e Gentiloni hanno sperato e creduto che questo si potesse evitare. Evidentemente non è andata così". Leggi anche: "Ricordatevelo bene". Franceschini, il messaggio sconcertante nella chat Pd prima della scissione "Il Pd - prosegue Calenda - può avere un futuro solo se riscopre che cosa è. Non puoi allearti con il Movimento 5 Stelle solo per dire no al Salvini. Non è che levare Salvini dal Ministero degli Interni risolve i problemi. Per risolvere i problemi ci vogliono i programmi. Questo governo non li ha secondo me. Tornare nel Pd? No. La coerenza in politica è un fatto importante. Non posso venirne meno. Penso che i 5 Stelle abbiano scassato le città che governano e distrutto un ministero in cui ho sputato sangue per cinque anni. Non posso stare insieme a loro". Siamo Europei diventerà partito a tutti gli effetti: "Non ho cercato parlamentari dem per venire con me. Se c'è un problema nella politica italiana non lo risolvi fondando partiti in cui gravitano sempre le stelle persone. Alla fine vedi in politica sempre le stesse perone e non cambia mai niente. Ancora stiamo con Berlusconi, Franceschini che farebbe patti con chiunque, Grillo che dice cavolate su qualunque materia, Conte che predica discontinuità verso il suo stesso governo, Salvini con il rosario, la Meloni con le zucchine di mare".

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