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Dario Franceschini, il suo nome per il dopo-Mattarella al Quirinale: la velina di Matteo Renzi

Giulio Bucchi
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Tutto gira intorno a loro. Matteo Renzi, certo, ma anche Dario Franceschini. I retroscena si scatenano sulle parole che il leader di Italia Viva ha speso, dal palco della Leopolda, sulla "legislatura che deve arrivare all'elezione del presidente della Repubblica" nel 2022, e al vero obiettivo dell'alleanza giallorossa, scegliere un nome pro-Europa da piazzare al Quirinale dopo Sergio Mattarella. Leggi anche: Renzi, alla Leopolda il "lodo Mattarella". Il governo Pd-M5s? Adesso è tutto chiaro... La frase di Renzi, "con o senza Giuseppe Conte", ha dato il là all'ipotesi che nel caso l'avvocato non reggesse la pressione e fosse defenestrato, a quel punto sarebbe proprio Franceschini, grande nemico interno di Matteo ai tempi del Nazareno, l'uomo del compromesso da piazzare a Palazzo Chigi per far reggere l'alleanza. Ma secondo Augusto Minzolini, il ministro dei Beni Culturali e capo-delegazione del Pd al governo sarebbe utilissimo anche sul medio-lungo periodo. Nel suo retroscena sul Giornale, Franceschini rientra nel novero del toto-Colle insieme a Walter Veltroni e Romano Prodi, due grandi habitué del ruolo. Pesante, in questo senso, la confidenza di Pierdomenico Marino, uomo-ombra di Franceschini: "La mia massima aspirazione è stare nel gruppo del Quirinale. Se è necessario anche a fare il direttore della tenuta di Castelporziano, magari per girarla a cavallo e contare cinghiali". Tu chiamali, se vuoi, segnali. 

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