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Giuseppe Conte si sente accerchiato, partiti all'assalto: perché ora teme imboscate

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Cristina Agostini
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Giuseppe Conte non si da per vinto. E' vero che ha concesso qualcosa ma sul carcere per i grandi evasori "c'è unità d'intenti" e con questa manovra vengono gettate le basi per la "modernizzazione" del Paese. Però il clima è teso. A Palazzo Chigi lunedì notte è stata firmata la tregua, non la pace. Riporta il Giorno in un retroscena che sui tre punti reclamati da Luigi Di Maio l'intesa trovata è piena di spine visto che i Cinque Stelle vogliono inserire tutte le norme nel decreto legge fiscale mentre il Pd preferirebbe una legge "meno propagandista". Leggi anche: "Conte, il popolo e il rispetto". Meloni, la legnata: perché il premier deve dimettersi  E poi c'è Matteo Renzi che promette battaglia su Quota 100 e sugar tax, sostenuta invece dai 5 Stelle, e sulla cedolare secca nei contratti d'affitto. E la lettera dell'Unione europea sull'Europa: basterebbe infatti una richiesta minima, anche solo pari allo 0.1% del Pil, per costringere il governo a trovare un miliardo e ottocento milioni.   In ogni caso il conflitto all'interno della maggioranza resta un dato di fatto, con Renzi e Di Maio più che mai decisi a tener alti i decibel nulla autorizza a sperare che nelle prossime settimane le cose possano cambiare. In questo senso va letta la frase di Dario Franceschini: "Abbiamo il dovere di governare e arginare la destra. Ma se l'esecutivo cade, si va a votare".

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