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Conflitto di interessi

Giuseppe Conte, la consulenza nel mirino: spunta un altro documento che inguaia il premier

5 Novembre 2019

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Giuseppe Conte

Ma perché nel maggio del 2018 il finanziere Raffaele Mincione si rivolge al semisconosciuto avvocato pugliese Giuseppe Conte per avere un parere sul golden power? Per capirlo vale la pena fare un passo indietro e tornare al 27 aprile dello scorso anno quando Mincione che era in corsa per la conquista di Retelit, un piccolo gruppo di tlc, perde la battaglia in assemblea e si vede costretto a lasciare l’ambita preda nelle mani di una società di investimenti tedesca, Shareholder Value, e del fondo pubblico libico di tlc.

L’uomo d’affari che vive a Londra non si dà per vinto e gioca la carta del golden power. In sostanza, chiede al governo di intervenire nella partita perché seconda la sua tesi Retelit opera in un settore strategico - controlla 12 mila chilometri di fibra ottica - e quindi non può essere controllata da azionisti stranieri. Ma per dare forza alla sua strategia ha bisogno di pareri legali di un certo peso. E così si rivolge a uno dei più importanti studi del Paese.

Lo studio del semisconosciuto avvocato Conte? Certo che no. Secondo i documenti consultati da Libero, infatti, Mincione si rivolgerà a Gop - Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners. Mincione non ha mai rivelato quel nome, ma in un’intervista al Corriere dice di aver chiesto una prima consulenza a uno studio legale, che però non andava nella direzione da lui auspicata. Insomma, quello studio gli avrebbe dato parere negativo sul golden power per Retelit.

Ma Mincione non dice la verità. Libero ha consultato il documento di Gop che il 9 maggio aveva espresso un parere che andava nella direzione auspicata dal finanziere italo-londinese. "Ai fini del presente memorandum – si legge nella consulenza - abbiamo assunto che la società (Retelit, ndr) detenga asset strategici nel settore delle comunicazioni ai sensi dell’articolo 2, comma 1, del decreto golden power".

Clicca e scarica il parere rilasciato da Gop il 9 maggio

Allora la domanda sorge spontanea? Perché un finanziare “scafato” non usa il parere positivo di uno di uno dei principali studi legali e si rivolge invece a uno sconosciuto avvocato pugliese? Nello stesso colloquio con il Corriere Mincione sostiene che il nome di Conte gli era stato fatto dagli stessi avvocati dei quali non aveva voluto rivelare l’identità.

Insomma, Gop avrebbe sponsorizzato Conte. Ma perché avrebbe dovuto farlo? Noi non sappiamo se sia andata davvero così. È certo però che anche alla luce di questi ultimi documenti la possibilità che Mincione si sia rivolto al legale di Volturara Appula in provincia di Foggia per motivi politici aumentano esponenzialmente.

Basta scorrere le date per capire, infatti, che Mincione non poteva non sapere che Conte sarebbe diventato un elemento di spicco del nascituro governo giallo-verde e che lo stesso Conte era in trattativa per Palazzo Chigi. Eccole. Il 9 maggio c’è la consulenza di Gop, subito dopo Mincione si rivolge a Conte che il 14 dà parere positivo - retribuito 15 mila euro - al golden power su Retelit.

Conte sostiene che all’epoca non poteva prevedere il suo futuro politico, ma dice una bugia visto che il 13 era a colloquio con Di Maio e Salvini per parlare della candidatura a capo dell’esecutivo. E infatti il 2 di giugno giurerà da presidente del Consiglio e il 7, nel primo consiglio dei ministri utile, il suo governo varerà il golden power su Retelit.

Insomma, tutte le prove ci portano verso l’esistenza di un evidente conflitto di interessi tra il Conte avvocato e il Conte premier. Ma l’avvocato del popolo tra qualche minuto alla Camera saprà sicuramente dimostraci il contrario.

di Tobia De Stefano

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