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Giorgia Meloni e Matteo Salvini alleati? L'aut aut di Fratelli d'Italia, sondaggi alla mano

13 Febbraio 2020

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Dopo il selfie, Giorgia Meloni chiede a Matteo Salvini patti chiari

 Patti chiari, alleanza lunga. Dopo il doppio selfie, scattato a margine della visita alla Foiba di Basovizza, che ha smentito le voci di frizioni personali e confermato il ticket che gli elettori continuano a premiare nei sondaggi, è arrivato l' avvertimento di Giorgia Meloni a Matteo Salvini: alleati sì ma gli accordi si rispettano. A maggior ragione se uno dei contraenti, nel caso specifico lei, ha già rispettato i suoi. Questo è quanto è emerso dall' esecutivo di Fratelli d' Italia convocato ieri in via della Scrofa, a due passi dal Senato dove - a proposito del caso Gregoretti - il partito della Fiamma ha assicurato ancora una volta lealtà all' alleato leghista.

Adesso è Meloni che si aspetta altrettanto dal segretario del Carroccio in vista delle prossime Regionali: a cominciare, ovviamente, dalla Puglia dove FdI è praticamente già in corsa a sostegno di Raffaele Fitto. Lo aveva fatto intendere collegata lunedì sera a Quarta Repubblica e lo avrebbe confermato ieri parlando al gruppo ristretto del suo partito: per FdI ciò che è stato stabilito nel vertice del centrodestra mesi fa sulle candidature è fuori discussione. Riaprirla adesso, come ha fatto intendere Salvini, rischia di provocare solo caos: un sollievo per le giunte uscenti di centrosinistra, un ostacolo inutile per l' onda lunga del centrodestra. Proprio per questo Meloni & co hanno chiesto alla Lega di indicare al più presto il candidato governatore in Toscana: ciò, a dire il vero, non solo per preparare al meglio una sfida complicata quanto quella dell' Emilia-Romagna ma anche per zittire i rumor che vorrebbero Salvini più "loquace" ultimamente con Matteo Renzi che con la sua alleata sovranista. Il punto però, per Giorgia, non è personale. È squisitamente politico. Per questo motivo, come è filtrato ancora dal vertice, la leader non ha compreso l' atteggiamento «aggressivo» della Lega negli ultimi mesi. Per farlo capire avrebbe fatto alcuni esempi: in Umbria FdI ha ottenuto oltre il 10% ma non esprime in giunta Tesei nemmeno un assessore. In Emilia la Lega ha candidato nelle sue liste il capogruppo uscente di FdI in Regione, mentre a Bolzano il Carroccio vorrebbe smarcarsi, andando da solo, mettendo così a rischio una probabile vittoria.


Si dice che questo nervosismo leghista sia dovuto alle ottime performance di FdI e al rilievo internazionale assunto dal "fenomeno Giorgia" sempre più cerniera conservatrice in Europa e con gli Usa. Eppure, fanno notare da FdI, questa crescita «non è certo a scapito della Lega». La stessa Meloni non nasconde infatti che la corsa del suo partito oggi è sul Movimento 5 Stelle, non certo sulla Lega. Il prossimo obiettivo, dopo aver superato Forza Italia, sarebbe infatti proprio quello di scavalcare i grillini: come dimostrano ormai tutti i sondaggi si tratta di un distacco medio ormai di soli tre punti che, una volta colmato, blinderebbe il duo Lega-FdI come proposta di governo. Anche sul capitolo premiership e le relative chance della Meloni - su cui alcuni retroscena hanno enfatizzato con l' evidente scopo di mettere l' uno contro l' altra - è stata lei stessa a spiegare che i "patti" anche qui non si cambiano: il partito della coalizione che esprime più voti indicherà il premier. Insomma, la linea emersa da via della Scrofa è chiara: la coalizione deve restare compatta. Alle prossime Regionali, certo, ma anche sui dossier tecnici.
Ecco perché FdI chiederà agli alleati di presentarsi con una proposta unica sulla riforma della legge elettorale. Un messaggio diretto ancora alla Lega che se «vuole isolarsi, così commette un errore madornale...», avrebbe spiegato ancora Meloni in riferimento ad alcune uscite dell' alleato che sembra ragionare e navigare già in piena stagione proporzionale. L' indicazione ai "fratellini" da parte della leader è stata chiara: atteggiamento zen. Non rispondere alle provocazioni che spesso arrivano dai territori e lavorare solo per vincere. La palla - questo il senso della riflessione di Giorgia - adesso passa alla Lega: se ha intenzione di giocare a campo aperto rompendo la coalizione o mettendola in difficoltà con atteggiamenti anarcoidi, dovrà spiegarlo poi agli elettori che vogliono un centrodestra unito. Proprio quello immortalato dai due selfie a Basovizza.

di Antonio Rapisarda

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