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Pier Ferdinando Casini, la Gregoretti è l'inizio: "Cos'ha capito, Pd e M5s verranno travolti"

Giulio Bucchi
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Ieri al Senato non c' è stata partita, il migliore in campo è stato Pier Ferdinando Casini. Una visione del gioco totale, una percussione da centrocampo con dribbling a destra e a sinistra. Un tocco di palla che ha irriso i guardiani delle manette, e li ha francamente messi con il culo per terra. La qualità del suo intervento è stata tale da rendere ridicole le piazzate da osteria per spedire a processo e preferibilmente in carcere Matteo Salvini. Hanno vinto le brigate rossogialle, ovvio, quelle non aprono la dura cervice a qualche vento di verità, altrimenti scapperebbero le falene che hanno nella zucca. E così è stato fatto sì un grave torto ad un singolo, trascinandolo nel tritacarne del processo penale. Ma qui la faccenda è più vasta. Leggi anche: "Ma se Speranza mette in quarantena dei cinesi va in galera?" Come a Troia, si aprono le porte del Parlamento al cavallo dei magistrati. Si lascia che l' ordine giudiziario possa proclamare suo regno e saccheggiare, gentilmente o barbaricamente non importa, il territorio assegnato dalla Costituzione, e prima ancora dalla dottrina dello Stato di diritto, al potere esecutivo e legislativo: alla politica insomma. Non perché Matteo Salvini abbia per forza ragione nella sua idea sulla migrazione - dice Casini, che anzi gli ha votato contro sui decreti sicurezza- ma perché la sua non è stata una decisione "privatistica", ma politica, in applicazione a un programma votato dal popolo e assunto dal governo Conte. Un' azione politica, quella di Salvini, non certo solitaria, intrapresa a dispetto del suo governo, quasi sia stato un pazzo megalomane, un Maciste contro tutti. Aveva alle spalle sempre e comunque un voto del Parlamento e il consenso di un governo, la cui «dissociazione è stata postuma», per poter andare a governare con il Pd. Retorica e logica fantastiche. Una nostalgia canaglia della Prima Repubblica ha assalito tanti che hanno seguito dalla tribuna di Palazzo Madama o dalla televisione, nel paragone tra i discorsi di Casini e gli altri (non tutti, dai). Non lo diranno per evitare i lazzi dei nuovisti, ma io sono un vecchista e lo dico: per estetica e forza morale, sul piano della legge e della dignità politica, Casini ha umiliato i pavoni garruli dell'«onestà-onestà»; ha stracciato le carte fasulle con l' accusa di sequestro. «La ruota gira», ha detto popolarmente. Toccherà lo stesso destino capitato a Salvini a quanti oggi vogliono affidare alla gongolante magistratura l' avversario Cercheranno di svilire Casini per non affrontare i suoi argomenti. Ma certo, come no? È lui il sopravvissuto, la mummia, il residuato bellico di un' altra era, il simbolo della casta che non si scolla dal seggio pur di riscuotere privilegi. Gliene darei qualcun altro, di privilegio, pur di togliere da quelle aule svaccate i tanti infamoni che vi stanno sprofondati avendo la castità delle bagasce bulgare, in nome dell' eliminazione della casta, che era meno puttana di loro. Eh sì, Casini già democristiano, avendo attraversato la seconda Repubblica impugnando gonfaloni con molteplici sigle ma tutte bianco fiorite, l' ultima volta, nel 2018, è scivolato nelle liste del Partito democratico. Chi scrive qui, che sarei io, ha ironizzato sui suoi comizi tenuti avendo alle spalle i quadri dei nuovi santi protettori: Togliatti e Gramsci. Però, accidenti, ha un sacco di cose da insegnare, Casini, e neppure è anziano: a 64 anni è un ragazzino, con le guance azzurrine di chi si è appena schiaffeggiato con delicatezza con il dopobarba. Avviso alla maggioranza -  Qualche stralcio dell' intervento a braccio, pensato mentre lo pronunciava. 1- «Non stiamo valutando il dato politico di quali atti Salvini abbia posto in essere, ma solo ed esclusivamente se questi atti siano stati posti in essere per una valutazione di carattere privatistico o in difformità da una linea del Governo». 2- «Ora abbiamo metà Governo che si è spostato, adesso è al Governo con il Pd e capisco che hanno qualche problema. La dissociazione è stata postuma» (questa è una battuta andreottiana). 3- «Nelle carte non trovo il segno che Salvini (abbia) messo in atto una sua politica personale che contrastava con la politica del Governo. Se c' era una sorta di dissociazione dei destini tra Salvini e il presidente Conte, Conte avrebbe avuto tranquillamente tutti gli strumenti, bastava che convocasse un Consiglio dei ministri e spiegasse qual era la politica». 4- «Conte su alcune cose interviene, ad esempio per quanto riguarda lo sbarco dei minori, che infatti sbarcano, a dimostrazione del fatto che se c' era un orientamento espresso del Presidente del Consiglio, questo orientamento non aveva difficoltà a manifestarsi: si è manifestato nei casi di minori, perché allora non si è manifestato negli altri casi?». 5- «Non mi pare vi sia dubbio che le azioni del ministro Salvini siano coerenti ed esecutive del programma del Governo di cui faceva parte il tema vero è se ha agito in solitudine o in contrasto con le politiche del Governo, ma questo contrasto non c' è». 6- «Sono contrarissimo al merito della politica che Salvini ha portato avanti, credo che siano gli italiani a doversi esprimere sul merito della politica che portano avanti i Governi. Non possiamo delegare questa azione alla magistratura». 7- «Ricordate, colleghi, la ruota gira, e quello che capita a Salvini oggi, domani può capitare a Zingaretti o a qualcun altro. Dobbiamo stabilire, dunque, se i principi sono validi sempre o se sono validi a seconda delle persone che li incarnano». 8- «Il mio voto sarà coerente con l' idea che il Parlamento non può essere espropriato e che il giudizio politico sui Governi lo danno gli elettori e non può essere delegato impropriamente ai magistrati». di Renato Farina

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