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Renzi contro Letta e Napolitano: comitato di controllo sugli emendamenti Pd

Enrico Letta e Matteo Renzi

Giulio Bucchi
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Oltre alla faccia, ora Enrico Letta rischia di perdere anche la poltrona. Tutta colpa del pasticcio vergognoso sul "salva-Roma", decreto spezzatino stoppato all'ultimo momento da una telefonata del presidente Giorgio Napolitano, indispettito dai regalini "mirati" di quel testo. Il guaio è che a indispettirsi ancora di più è ora Matteo Renzi, il nuovo padrone del Pd che non si fida più né di Letta, né di chi rappresenta il partito nel governo e nel Parlamento e né del Colle. E per questo, scrive Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera, il segretario democratico avrebbe in mente di istituire una "commissione di controllo" sugli emendamenti al voto in Senato.  Stop al governo Napolitano - A Renzi non è andata giù la gestione "assurda e incomprensibile" del Salva-Roma: "Prima si impone la fiducia contro la volontà del partito e del gruppo parlamentare alla Camera che chiedevano di farlo decadere, poi dopo una telefonata di Napolitano lo si ritira...", è la ricostruzione sbigottita del rottamatore, che riassume in poche parole la vigilia di Natale carica di tensione e di faccia a faccia velenosi che ha portato allo stop del decreto. Il renziano Rughetti, in commissione Bilancio, aveva cercato di convincere il ministro Franceschini a ritirare il testo, ricevendo un secco rifiuto. Poi, però, è arrivato Re Giorgio... "Con tutto il rispetto - ironizzava lo stesso Rughetti - il capo dello Stato non ha il potere di rinviare una legge con una telefonata. La Costituzione non lo prevede ed è strano che una persona come Napolitano non se ne renda conto".  "Non ho capito cosa vuole Letta" - Insomma, non siamo al livello dell'impeachment grillino, ma di sicuro tra gli uomini di Renzi monta l'insofferenza per le ingerenze del presidente, anche laddove queste convergono con le posizioni del sindaco di Firenze. E' una questione di metodo, e di fiducia. Dall'8 dicembre, nel governo deve comandare il Pd. "I provvedimenti non verranno più decisi tra Colle e governo e poi comunicati ai gruppi", spiega la Meli citando un anonimo renziano. Una sfida aperta al premier, al cui riguardo Renzi ama ripetere: "Di patti con lui non ne ho ancora firmati perché non ho capito che cosa vuole veramente". 

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