Palermo, 12 mar. - (Adnkronos) - Il Popolo della Liberta' si presenta compatto, con dati alla mano, per parlare di riforma delle Province. E lancia un appello al governatore siciliano, Rosario Crocetta: "Siamo pronti al dialogo sui temi della rivoluzione e dell'innovazione, purche' siano veri e non finzioni propagandistiche. Il presidente accetti un confronto pubblico, scelga la sede, ma non continui a trattare questioni delicate con slogan populisti e privi di contenuto" dicono i coordinatori regionale del partito, Giuseppe Castiglione e Dore Misuraca, critici su disegno di legge di iniziativa governativa 241/2013 'Costituzione dei consorzi comunali'. "Il testo e' molto confuso - affermano - pone nell'incertezza istituzionale gli enti di area vasta, oggi previsti nella Costituzione e, allo stesso tempo, non affronta seriamente il tema del complessivo riordino dell'amministrazione regionale e dei suoi enti e societa' strumentali". In altri termini, le indicazioni contenute nel disegno di legge "invece di semplificare l'amministrazione pubblica in Sicilia, porterebbero ad un sensibile aumento del numero di enti di area vasta (citta' metropolitane e consorzi comunali) senza al contempo razionalizzare l'amministrazione diretta e indiretta della Regione e senza ripensare l'organizzazione periferica dello Stato". Attualmente in Sicilia ci sono 9 Province, di cui 3 sono Province metropolitane. Con il disegno di legge 'Crocetta', che stabilisce che il territorio dei liberi consorzi debba comprendere una popolazione di almeno 150.000 abitanti, si potrebbe potenzialmente arrivare alla nascita di 33 liberi Consorzi a cui si aggiungerebbero le 3 Citta' metropolitane. I liberi consorzi si ritroverebbero a gestire ben 13.661 km di strade provinciali, di cui 2.191km montane. Andrebbe trasferita ai nuovi enti la gestione di 619 edifici di istituti scolastici superiori. E ancora: 380 milioni di euro di debito dalle Province andrebbero a gravare le casse dei nuovi enti, per non parlare dei 36 milioni e mezzo di vincolo del patto di stabilita' delle Province. Invece, per quanto riguarda i Comuni, ci sarebbe il rischio che saltino i bilanci.(segue)




