(Adnkronos) - "Da una recente ricerca del Censis sulle modalità di governo dell'area vasta - rincara Bezzini - emerge con chiarezza che la dimensione territoriale provinciale è centrale per lo sviluppo dei territori perché è a questo livello che si registra una capillare distribuzione di popolazione, imprese e servizi, distretti industriali, rurali e poli di attrazione turistica. Frammentare le funzioni di area vasta tra Regione e Comuni non è sensato ed è pure antieconomico: la gestione delle scuole superiori, per esempio, rischia di rivelarsi un caos con il passaggio delle competenze da 107 province a 1.300 comuni". "Secondo l'Upi, conti alla mano, con il piano Delrio lo Stato pagherà almeno 2 miliardi di euro di maggiori costi, a fronte di 32 milioni di risparmi. Le Province oggi rappresentano l'1,3% della spesa pubblica, farle passare come il male del Paese è una presa in giro degli italiani. A ben guardare - sottolinea Bezzini - c'è un altro grave rischio insito nella riforma e poco messo in luce nei dibattiti, la marginalizzazione dei territori a scapito delle città metropolitane, che diventeranno i veri centri propulsivi dello sviluppo, i catalizzatori delle risorse, i decisori delle strategie. Le dieci aree metropolitane avranno addirittura funzioni più estese, e poteri maggiori, rispetto alle attuali Province, che diverranno di fatto gusci vuoti in territori di serie B. Un disegno che tradisce e mortifica la storia della provincia di Siena, che finora ha visto i singoli territori svolgere ruoli da protagonisti, con peculiarità manifatturiere, agricole e turistiche e una tradizione di governo di area vasta che ha determinato coesione sociale e sviluppo economico. Per una provincia marginale si prospettano forti limiti per lo sviluppo futuro e questo è un tema che dovrebbe interessare tutti". "Per questo torno nuovamente ad appellarmi a tutti i soggetti istituzionali e non presenti sul territorio senese, affinché su questi temi e sullo sviluppo futuro delle Terre di Siena nasca rapidamente una discussione seria e non demagogica. Oggi c'è grande indifferenza, ma se la riforma venisse approvata sarà molto difficile, in futuro, garantire uno sviluppo del nostro territorio adeguato alle sue capacità e potenzialità", conclude Bezzini.




