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Nuova legge elettorale pronta ai primi di agosto

Il centrodestra cerca un accordo sulle preferenze. Intanto il testo va avanti: entro il 10 luglio voto alla Camera, poi tocca al Senato
di Fausto Cariotisabato 27 giugno 2026
Nuova legge elettorale pronta ai primi di agosto

3' di lettura

A tappe forzate verso l’approvazione della legge elettorale. L’obiettivo della maggioranza - difficile, ma non irrealizzabile- è chiudere la partita entro l’8 agosto. Se raggiunto, aumenterebbe di molto le probabilità di andare al voto nel mese di aprile, probabilmente nei giorni di domenica 11 e lunedì 12: ipotesi che sinora non ha ricevuto smentite, ma solo tacite conferme. Per riuscirci, la maggioranza lavora anche alla presentazione di un emendamento unitario sulle preferenze. Un problema che al momento non pare avere soluzione, viste le differenze di vedute tra le diverse forze della coalizione (Fdi tendenzialmente favorevole, Lega contraria). Però provarci è necessario, anche perché il 10 giugno Giovanni Donzelli, deputato e dirigente di Fratelli d’Italia, si era impegnato a nome del suo partito: «Fdi presenterà in aula un emendamento sulle preferenze». Proposito che Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, ha ribadito ieri, assicurando che saranno coinvolte le altre forze della maggioranza: «Stiamo cercando insieme agli alleati di presentare un emendamento unitario, anche immaginando proposte nuove, per consentire agli italiani di poter indicare le preferenze».

RICETTA TOSCANA La ricetta, però, ancora non c’è. L’ipotesi da cui si parte è quella “alla toscana”. Qui, per l’elezione del Consiglio regionale, gli elettori possono esprimere le «preferenze agevolate»: non devono scrivere il nome del candidato, ma spuntare la casella accanto al nome stampato sulla scheda. A questo si aggiunge la possibilità, facoltativa, di presentare un listino regionale bloccato di massimo tre candidati: se il partito ottiene seggi, quei candidati sono eletti prima di chi ha preso preferenze. Il problema, spiega uno dei tanti scettici del centrodestra, è che questo sistema è pensato per le elezioni regionali, dove ci sono circoscrizioni piccole e liste corte. Trapiantarlo in una legge nazionale, con le “multicandidature” dei leader e ciò che ne consegue, crea diversi problemi. Anche alla rappresentanza di genere, perché rischia di saltare l’alternanza uomo-donna. Non sarà facile. La questione lascia comunque freddi i partiti della maggioranza, in particolare quello di Matteo Salvini, ma scalda l’opposizione. In un’aula quasi deserta (era venerdì...) Riccardo Magi, segretario di +Europa e relatore di minoranza, ha fatto uno dei suoi show: ha tirato fuori e mostrato un manifesto, una sorta di facsimile della scheda elettorale con la scritta «Il tuo voto non conta». Siccome il regolamento vieta i cartelli in aula, è stato richiamato dalla vicepresidente Anna Ascani e gli è stato spento il microfo

BANCHETTI, NON SPID
Questo non ha impedito di chiudere la discussione generale ieri mattina, più velocemente del previsto. Lunedì scadrà il termine per presentare gli emendamenti, e questa sarà l’occasione anche per introdurre piccole modifiche tecniche al testo, inclusa una sui collegi all’estero. Si prevede di votare da martedì 8 a giovedì 10 luglio, anche con sedute notturne (ma senza ricorrere alla fiducia), in modo da approvare in quella settimana il testo a Montecitorio. La riforma passerà quindi al Senato, dove si conta di approvarla entro l’8 agosto. Il Pd promette «battaglia» nelle aule e nel Paese mentre Francesco Mura, deputato di Fdi, ribatte che «l’interesse delle opposizioni sembra essere quello di alimentare l’instabilità politica». Paolo Emilio Russo, capogruppo di Forza Italia in commissione Affari Costituzionali, nonché uno dei pochi presenti ieri in aula, difende l’impianto della nuova legge, perché è un modello «equilibrato, che promuove e premia la nascita di poli o coalizioni sulla base di un programma comune e di una leadership chiara». Si litiga anche sull’obbligo di raccogliere le firme (circa 150mila) per i nuovi partiti che intendono candidarsi. Operazione che non potrà essere fatta con lo Spid, ma solo ai banchetti. È prevista una deroga che esonererà da questa incombenza Azione, ma non il partito di Roberto Vannacci. Il generale lo bolla come un «regalino» della maggioranza al «pariolino» Carlo Calenda, il quale replica chiamando il leader di Futuro nazionale «traditore della Patria, baciapiedi dei russi e pure un po’ cazzaro».