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Scelta Civica, Monti: "Io tradito" Casini: "Atteggiamento rissoso"

domenica 20 ottobre 2013
Scelta Civica, Monti: "Io tradito" Casini: "Atteggiamento rissoso"

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Roma, 18 ott. (Adnkronos/Ign) - Dimissioni irrevocabili da presidente di Scelta civica? "Sì. La natura del partito l'hanno stravolta...". Lo dice Mario Monti, lasciando palazzo Giustiniani dopo il convegno su Wilfred Martens a cui hanno partecipato anche Pier Ferdinando Casini, Mario Mauro e Angelino Alfano. Per l'ex premier questo snaturamento sarebbe avvenuto sotto "due profili: da un lato, c'è chi, come alcuni senatori considerati autorevoli, con l'aggiunta di Casini e Mauro, vuole che il sostegno al governo senza se e senza ma e chi, invece, ritiene debba sollecitarlo ad un impegno intenso e ad una maggiore capacità da parte del presidente del Consiglio di moderare la predominanza dei due partiti maggiori". "In secondo luogo, non era nella linea di Scelta civica aprire ad un Pdl che non si fosse prima emendato di alcune personalità" prosegue Monti, con evidente riferimento all'incontro dell'altro giorno con Silvio Berlusconi e Angelino Alfano da parte del ministro della Difesa, e senatore Sc, Mario Mauro. Il ministro si dice "molto dispiaciuto" per le dimissioni di Monti. Casini invece si tira fuori: "Le cose di Scelta civica non mi interessano. Dico solo che la politica ha delle regole chiare. Le accuse di Monti nei miei confronti sono semplicemente ridicole - afferma Casini -. Monti sa cosa significa governare questo paese quando c'é una maggioranza litigiosa. Questa politica del doppio binario, questo atteggiamento rissoso, anche da parte di Monti, sull'azione dell'esecutivo, questi continui distinguo, non sono accettabili" sottolinea il leader Udc. Quanto alle dimissioni dell'ex premier da presidente di Scelta civica, "non gli chiederò di ritirarle perché questo non mi riguarda". Intervendo poi sul voto a palazzo Madama sulla decadenza di Silvio Berlusconi, Casini dice di non aver ancora deciso. "Non è vero che ho contrattato con Berlusconi, non ho parlato con lui e non gli parlerò. Sarà un voto che appartiene alla mia coscienza e basta. Al momento giusto lo dirò". Monti usa parole dure per commentare la lettera degli '11' presentata giovedì che di fatto ha portato alle sue dimissioni da presidente del partito. E' stata "tradita l'ispirazione di un partito che loro mi hanno chiesto di formare anche per portarli o riportarli in Parlamento" sottolinea Monti. Nessun passo indietro, dunque. "Non mi interesso più di Scelta Civica". L'ex premier si toglie qualche sassolino dalla scarpa parlando di un partito per il quale lui stava lavorando ai fini dell'adesione al Ppe "purché ci fosse l'assicurazione che non avremmo subito il potere di veto di forze politiche nel Ppe meno europeiste di noi". Il riferimento al Pdl appare subito chiaro quando l'ex premier rimprovera al partito di Berlusconi e Alfano un europeismo "a corrente alternata, dubbio, venato di ambiguità e che soprattutto in campagna elettorale tende a passare dal popolarismo al populismo". In ogni caso, il senatore a vita auspica che Scelta Civica venga accolta in quel Ppe dove però il tasso di europeismo e popolarismo "della rappresentanza italiana più numerosa" risulti più profondo e coerente. Si avvicina dunque la resa dei conti finale dentro i gruppi parlamentari di Scelta civica dopo mesi di convivenza forzata tra centristi di Casini e i liberali di Mario Monti. Al Senato la costituzione del nuovo gruppo è questione di pochi giorni: ci sarà un richiamo ai 'Popolari' e i nomi sono quelli degli undici senatori che hanno espresso apprezzamento ai ministri Mauro, Cancellieri, D'Alia e Moavero Milanesi, esprimendo sostegno al governo e criticando i "tanti distinguo". Si tratta dell'ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, del leader Udc Pier Ferdinando Casini, Antonio De Poli, Aldo Di Biagio, Salvatore Tito Di Maggio, Angela D'Onghia, Luigi Marino, Maria Paola Merloni, Andrea Olivero (ex coordinatore, rimasto 'scottato' dopo la partecipazione ad un convegno centrista al Tempio di Adriano), Lucio Romano, Maurizio Rossi. Più lo stesso Mario Mauro, che aveva chiesto al poi dimissionario capogruppo Susta una riunione del gruppo per una verifica politico-programmatica. Alla Camera, gli sviluppi analoghi potrebbero essere meno urgenti anche se inevitabili. E secondo alcuni calcoli, mancherebbe solo una manciata di deputati (due o tre) per raggiungere il numero di venti deputati prescritto per la costituzione del gruppo.