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Mediaset, Berlusconi interdetto per due anni

di Ignazio Stagnodomenica 20 ottobre 2013
Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

3' di lettura

La Corte d'Appello di Milano ha interdetto per due anni dai pubblici uffici Silvio Berlusconi, in merito alla pena accessoria per il processo Mediaset. Una sentenza quella della Corte che di fatto renderebbe il Cav incandidabile per i prossimi due anni. Va detto che Berlusconi potrebbe anche impugnare il verdetto in Cassazione e quindi attendere un'altra sentenza in primavera. La corte ha accettato la richiesta del pg che aveva chiesto proprio due anni. Nel formulare la sua richiesta ha spiegato che, come la pena principale e' stata due terzi della pena massima, e cosi' deve essere anche per la pena accessoria. Prima dell'avvocato generale ha parlato per pochi minuti il relatore, ricordando gli esiti del processo in tutti i gradi di giudizio.  La difesa - Niccolo' Ghedini è tornato ancora sui motivi della condanna in Cassazione e ha spiegato "che Mediaset ha pagato al fisco circa 11 milioni di euro per due annualita'. Il versamento al fisco e' avvenuto dopo la pronuncia della Cassazione che ha condannato l'ex premier a 4 anni di reclusione per frode fiscale. E, ha puntualizzato l'avvocato, l'estinzione del debito col fisco riguarda proprio gli anni 2002-2003, quelli per i quali il Cavaliere e' stato condannato con l'accusa di frode fiscale". Il legale ha annunciato che presenterà ricorso in Cassazione. Un ricorso che punterà  sia sul ricalcolo della pena accessoria, sia riproponendo entrambe le questioni di costituzionalità sollevate oggi in udienza. Per la  difesa del Cavaliere oggi "non avrebbe dovuto trovare applicazione nessuna misura interdittiva". La sentenza Mediaset - L'1 agosto scorso la Cassazione aveva rinviato alla terza sezione della Corte d'Appello milanese l'entità delle pene accessorie alla condanna a 4 anni (di cui 3 annullati dall'indulto del 2006) per frode fiscale. Precedentemente, in Appello ne erano stati comminati 5: troppi, secodo la Cassazione, che ha "suggerito" di ricalcolare l'interdizione tra uno e tre anni.  Cosa cambierà - Cosa cambierà, effettivamente, per il senatore Berlusconi? Poco o nulla, in verità, perché l'iter sulla decadenza dal Parlamento è già stato avviato a settembre dalla Giunta, con il voto favorevole all'esclusione espresso dai rappresentanti di Pd, Sel, Scelta civica e Movimento 5 Stelle e l'attesa per il voto definitivo a Palazzo Madama, nelle prossime settimane. Solo nel caso, improbabile, in cui i senatori respingessero la decadenza del Cavaliere, si dovrebbe istruire nuovamente la trafila Giunta-voto-Senato al momento della sentenza in Cassazione. Il timore dei difensori di Berlusconi è però quello di un "accanimento" delle toghe. Un'interdizione pesante, di 2 anni, potrebbe lasciare via libera ai "falchi" di Pd e M5S in Parlamento e segnare l'inizio della campagna d'inverno: tra Processo Ruby Ter e inchiesta napoletana sulla compravendita di senatori nel 2007/08 (quella incentrata intorno all'ex senatore Idv e Pdl Sergio De Gregorio), la sentenza definitiva del Processo Mediaset potrebbe essere la preoccupazione minore. Letta gode - Ma a godere dell'interdizione è anche il premier Enrico Letta. Il presidente del Consiglio in questo modo potrebbe restare tranquillo in sella a palazzo Chigi col Cav fuori gioco fino al 2015. Lo stesso Letta nelle sue ultime dichiarazioni aveva sempre parlato di un orizzonte "lungo per il governo fino al 2015". Ora con la sentenza della Corte d'Appello a quanto pare Letta è blindato fino al 2015.