Roma, 20 lug. (Adnkronos) - "Non spettava al Senato affermare che le dichiarazioni rese dal senatore Lino Iannuzzi, per le quali pende il procedimento penale davanti al tribunale di Monza, sezione distaccata di Desio, custituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni". E' quanto ha stabilito la Corte Costituzionale, annullando la deliberazione di insindacabilita' adottata dal Senato nella seduta del 19 febbraio del 2009. In particolare, Iannuzzi aveva firmato sul 'Giornale' dell'8 ottobre 2006 un articolo dal titolo 'Covo Riina, il processo a Mori risorge da Santoro' in cui scriveva che "il procedimento penale nei confronti degli imputati Mori e De Caprio e' stato condotto dal pubblico ministero Ingroia con l'intento di chiacchierare, insozzare, sputtanare, perseguitare gli imputati mediante indagini a vuoto, basate sul nulla e finte richieste di archiviazione fatte apposta per riaprire le indagini il giorno dopo. All'infinito. Con il medesimo intento, l'iscrizione dei nominativi degli imputati nel registro delle notizie di reato fu eseguita solo per farne parlare i giornali, per insozzare e per sputtanare, per mascariare, tingere di carbone Mori e De Caprio. Dopo l'assoluzione degli indagati, il pm Ingroia e' andato di persona ad accusarli di nuovo e ad infamarli dinnanzi alla Cassazione di Michele Santoro dove, partecipando in prima persona alla trasmissione di quest'ultimo, ha discettato sul suo stesso processo, spiegando che in sostanza Mori e De Caprio, benche' assolti, sono sempre colpevoli".




