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Pd in pressing sul M5S per il dialogo con Matteo Salvini. Il retroscena: "Sì al confronto, no a Mario Draghi"

Di Maio e Franceschini

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Al momento non si riesce ad avere una unità nazionale sul coronavirus, così quel no di Giuseppe Conte alla richiesta di Matteo Salvini di mettere nel decreto più di 25 miliardi, si è tradotto con una promessa: "Presenteremo molti emendamenti", ha detto Massimiliano Romeo, presidente dei senatori leghisti. Forza Italia e Fratelli d'Italia sono meno definitivi. Ma il pressing, riporta La Repubblica in un retroscena, per un' apertura concreta viene dal Pd. "I tavoli con le opposizioni sono necessari", sbotta Graziano Delrio.


"Se i due decreti si parlano possiamo anche votarli entrambi - annuncia Antonio Tajani - ma la collaborazione deve venire da entrambe le parti". Roberto Gualtieri rivelava in teleconferenza un problema dentro la maggioranza. "Non sono in grado di fare concessioni ora. Anche perché i 5 Stelle mi accusano di parlare più con le opposizioni che con loro".

La domanda è: Conte e i grillini hanno voglia o no di condividere con il centrodestra la gestionedella crisi? Dario Franceschini è per il dialogo ma non vuole sentir parlare di Mario Draghi: "Un governo Draghi, un governissimo? Ipotesi impensabile. Adesso siamo chiamati a reggere l'urto dell'epidemia, a dare risposte al Paese - risponde ai dirigenti del Pd -. Abbiamo il dovere di gestire insieme le responsabilità alle Camere. Ma non ci può essere niente di più".  In pressing anche Maria Elena Boschi (Iv): "Errori ci sono stati e un uomo solo non basta mai". 

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