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Luca Palamara, Matteo Renzi e il retroscena sul circuito mediatico-giudiziario: "Riforma? Tanto con questi non passa"

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Quando un pm finisce nei guai, scatta la congiura dell’oblio. Lo scrive Augusto Minzolini, che analizza il famoso “circuito mediatico-giudiziario”, che precede il più delle volte la sentenza di un tribunale, pronunciandola alla tv o sui giornali. Per l’editorialista de Il Giornale è tale circuito a decidere una sentenza di condanna senza appello per gli avversari e assolutoria per insufficienza di prove per gli amici. Mentre quando l’argomento è imbarazzante, come nel caso delle intercettazioni di Luca Palamara (che in privato suonava la carica della magistratura contro Matteo Salvini), la strategia è far finire tutto nell’oblio.

Il caso legato al pm romano è stato sviscerato nel circuito dei giornali del centrodestra, utilizzato dai giustizialisti del Fatto Quotidiano per colpire un’altra corrente, ma è stato solo lambito dagli altri. Minzolini sottolinea che il circuito mediatico-giudiziario scelga con cura i casi da sfruttare e quello Palamara “è stato assolutamente nascosto rispetto all’enfasi con cui grandi giornali hanno seguito altre storie”, rimarca Matteo Renzi. Nascosto perché, dice l’editorialista de Il Giornale, quei meccanismi fanno molta paura: l’uso di promozioni, carriere e ruoli nel Csm può trasformarsi in uno strumento di intervento sui processi a disposizione di coloro che governano le correnti della magistratura e dei loro collegamenti politici. Dopo una settimana di intercettazioni e di scandali, Sergio Mattarella è intervenuto per indicare la via della riforma del Csm, ma ha ribadito il no al suo scioglimento: cambiamenti radicali non sono contemplati. E per quanto riguarda la riforma, basta il commento di Renzi: “Tanto con questi al governo non passa”. 

 

 

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