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Giuseppe Conte e lo stato d'emergenza: così disinnesca la bomba di una sconfitta alle regionali

Nicola Apollonio
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 Pochi sanno che dalle parti dell'alta Puglia, cioè nelle zone dove è nato e cresciuto "Giuseppi" Conte, la testardaggine è di casa. Nemmeno s' immagina cosa può succedere nei cromosomi dell'individuo delle Murge foggiane, quelle a ridosso del paese protetto da Padre Pio, se nella vita ha poi modo di arrivare tanto in alto da avere l'intero Paese ai suoi comandi. E lui, l'avvocato Giuseppe Conte da Volturara Appula, dalla sera alla mattina è passato dalla condizione di discreto avvocato a nientepopodimenoche - come diceva Totò - capo del governo italiano. Volete che si sia accontentato? Nemmeno per sogno. Come si sa, più in alto vai, più ti cresce dentro l'erba dell'ingordigia.

 

 

E Conte è diventato così ingordo da volere tutto per sé. Non va bene il governo con i Cinque Stelle e la Lega di Salvini? Ne fa subito un altro con il Pd di Zingaretti, entrambi nemici giurati da sempre. L'importante è restare in sella, che vuoi che importi se la casacca dell'alleato sia gialla o rossa. Così, nei primi giorni di settembre dell'anno scorso, "Giuseppi" va alle Camere per chiedere la fiducia sulla seconda ammucchiata organizzata da Grillo e da Renzi e rinfaccia pubblicamente all'ex vicepremier ed ex ministro dell'Interno (che lui aveva sostenuto a spada tratta per un intero anno) l'arroganza di aver chiesto i "pieni poteri" con l'idea di portare il Paese alle elezioni anticipate, accusando Salvini di «mancanza di dignità».

 

Roba da matti. E già, perché poi il premier, approfittando della maledetta pandemia che ha colpito l'Italia e il mondo, zitto zitto si è seduto dietro a un tavolo stile Impero e, lui sì assumendo "pieni poteri", esautorando finanche il Parlamento, ha iniziato a emanare provvedimenti che bloccavano qualsiasi attività e rinchiudevano gli italiani nelle case per mesi. Fino a quando l'infezione non ha fatto tirare un sospiro di sollievo.

L'APPETITO VIEN MANGIANDO
Ma, come dice un vecchio adagio, l'appetito vien mangiando, e così il foggiano sta tentando di riappropriarsi dei "pieni poteri" fino al 31 ottobre (dice lui) per affrontare una nuova inesistente "emergenza", inventata soltanto per conservare le leve del comando e procrastinare il più possibile - visto che i sondaggi per le elezioni regionali di settembre danno vincente il centrodestra - la caduta del suo gabinetto. Del resto, è evidente a tutti che questa indecente manovra fa paura anche agli alleati pentastellati, preoccupati anch' essi di finire nel tritacarne di un elettorato che non vede l'ora di vendicarsi per tutte le promesse farlocche ricevute, per i posti di lavoro andati in fumo, per la minacciata chiusura dell'ex Ilva, per gli aiuti finanziari che alcuni lavoratori e piccoli imprenditori non hanno mai ricevuto, per le opere pubbliche annunciate e mai iniziate, e per la scarsa attenzione riservata al settore del turismo.

Giuseppi Conte rinfacciava a Salvini d'essere arrogante, proprio lui che ha sotterrato la Costituzione e si è sentito autorizzato (da chi?) a «concedere», a «consentire» tutto ciò - come ricordava il consigliere di Cassazione Alfredo Mantovano - che è costituzionalmente fondato. Ve lo ricordate quante volte ha usato questi verbi durante il nostro isolamento in casa? Bè, ci sta riprovando. Ma non solo fino a ottobre. Credo che voglia arrivare a sentirsi "ducetto" almeno fino alla fine dell'anno. Anche se la Corte Costituzionale gli ha già rinfrescato la memoria. Sottovoce, ma l'ha fatto. riproduzione riservata.

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