Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Giorgia Meloni, asso pigliatutto? Il 21 settembre la vittoria può essere "solo sua": lo scenario che cambia il quadro

  • a
  • a
  • a

Mentre la direzione di Pd ha annunciato che si deciderà lunedì, quando la direzione si riunirà, la posizione sul referendum sul taglio dei parlamentari è stata convocata, a quanto si apprende, lunedì 7 settembre. È quanto ha deciso la segreteria dem, convocata in videoconferenza dal segretario Nicola Zingaretti nel centrodestra le posizioni sono più chiare. Silvio Berlusconi ieri è intervenuto sulla consultazione del 20 e 21 settembre: "Sto ancora riflettendo ma questo provvedimento è diverso da quello che proponemmo noi, rischia solo di limitare la rappresentanza e ridurre la democrazia". Matteo Salvini (Lega) la scorsa settimana ha detto: "o sempre votato sì e continuerò a farlo. Io ho una faccia e la Lega ha una faccia a differenza del Pd e di Renzi che prima votano no e poi per salvare la poltrona dicono forse o dicono sì. Secondo me il parlamento può lavorare bene anche con meno parlamentari". Un "sì" blando "senza mettere le mani negli occhi a nessuno"

Più netto il "sì" di Giorgia Meloni Fratelli d'Italia, sui social Meloni battaglia a favore del referendum, una rivendicazione in caso di vittoria che potrebbe far pesare nella coalizione. Fdi a gennaio ha messo la firma sulla richiesta di referendum che ha bloccato la pubblicazione della legge approvata quasi all'unanimità in parlamento. E i numeri sono dalla parte di Fdi secondo i calcoli da Il Tempo sarebbe l’unico partito in grado di aumentare la propria consistenza parlamentare.

 

 

 

 

“Con una legge proporzionale e una soglia molto bassa - scrive Bechis - nel nuovo parlamento il Movimento 5 Stelle perderebbe quasi due terzi dei propri eletti, il Pd fra il 15 e il 20 per cento e Forza Italia quasi la metà degli attuali gruppi parlamentari”. Già è diverso invece il discorso per la Lega, che è accreditata di percentuali molto superiori a quelle ottenute alle elezioni politiche del 2018: nonostante ciò sarà impossibile riportare in parlamento 190 leghisti, perderebbero il posto fra 25 e 50 di loro. Quindi la sola eccezione è rappresentata da Giorgia Meloni".

"Ora, ben pochi dentro Fdi", scrive Repubblica, "sono convinti che questa riforma sia la panacea di tutti i mali: c'è stato il No espresso da uno dei fondatori, Guido Crosetto ('Ma non diciamolo troppo perché Giorgia non vuole... "). Ma adesso il Sì ha un valore strategico: Non possiamo lasciare che i 5Stelle usurpino una nostra antica bandiera" dice Ignazio La Russa, ben sapendo che la contesa è soprattutto interna al centrodestra".

Dai blog