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Matteo Salvini a Libero: "Lega, porte aperte per i delusi del M5s. Al voto appena possibile"

Fausto Carioti
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A urne ancora calde Matteo Salvini, capo della Lega, ha detto che «è legittima la riflessione di tanti costituzionalisti sulla legittimità di questo parlamento» e che «ci sono trecento parlamentari in più del previsto, e la prima forza politica di due anni fa è stata democraticamente cancellata dagli elettori». Cosa è, senatore? Una richiesta di scioglimento delle Camere? «No, sono due dati di fatto su cui una democrazia di un Paese normale dovrebbe riflettere. Piuttosto che arroccarsi a difesa di un Palazzo sempre più isolato dall'Italia reale, credo che Conte farebbe bene ad aprire una riflessione con la sua maggioranza e con l'opposizione, sotto la supervisione del Quirinale, per costruire un percorso concordato e senza strappi che porti alle elezioni politiche».

 


 

Quando si deve votare?
«Almeno prima dell'elezione del nuovo capo dello Stato».
Cioè entro luglio, visto che poi inizia il "semestre bianco", nel quale sarà impossibile sciogliere le Camere. Il tempo stringe. È una richiesta che intende portare a Sergio Mattarella nei prossimi giorni?
«Per correttezza io preferirei che l'iniziativa partisse dalla maggioranza, con cui sono pronto a dialogare domani mattina su come far tornare in equilibrio il rapporto tra il Paese reale, che ha delle priorità sempre più urgenti in termini di lavoro e sicurezza, e le sue istituzioni, che non possono continuare ad essere così distanti dalla realtà».
Tutto fa credere che la maggioranza provi comunque a tirare avanti così. In questo caso, solo nuovi equilibri parlamentari potrebbero determinare la fine del governo Conte e forse della legislatura. Con che occhi guarda al travaglio interno ai gruppi dei Cinque Stelle?
«Con rispetto, perché quanto avviene sta provocando sofferenze in migliaia di cittadini che nel movimento di Beppe Grillo avevano riposto sincere speranze di cambiamento per il nostro Paese. È lo stesso rispetto che credo di aver dimostrato, coi fatti, agli elettori dei Cinque Stelle quando la Lega, al governo, ha votato molti provvedimenti che facevano parte delle loro battaglie storiche. Non ultima quella per il taglio dei parlamentari, che la Lega in aula ha votato quattro volte, prima di arrivare al supporto al referendum che ha certamente contribuito al risultato di lunedì».
Alcuni parlamentari del M5S, intanto, stanno bussando alla vostra porta. Voi cosa gli rispondete?
«Le porte della Lega sono aperte a chiunque voglia rimboccarsi le maniche per costruire un futuro di libertà per il nostro Paese e per i nostri figli. Lo dico soprattutto ai tanti attivisti delusi sui territori, prima ancora che alla compagine parlamentare, dove pure non mancano persone coerenti e perbene in piena sintonia con le nostre idee. Mi lasci ricordare che la Lega conferma di essere in salute e passa (grazie al recente voto degli italiani, non a giochi di palazzo) da 46 a 74 consiglieri nelle Regioni rinnovate. Sono appena stato nelle Marche, strappate alla sinistra dopo cinquant' anni, come l'Umbria l'anno scorso, con la Lega primo partito in consiglio regionale».
In parlamento, però, i giallorossi sono ancora maggioranza. E intendono usare i loro numeri per cambiare la legge elettorale. Puntano al sistema proporzionale. È un passaggio necessario? O crede che basti il ridisegno dei collegi, che il governo è tenuto a fare in due mesi, e si possa andare al voto con l'attuale legge?
«Prima si va al voto e prima gli italiani saranno governati da chi le elezioni le vince, e non da chi le perde sistematicamente. Questo per dire che il dibattito sulla legge elettorale non mi appassiona, soprattutto perché temo possa diventare un pretesto per perdere mesi e allontanare le urne. Detto ciò, se c'è un sistema che funziona è quello delle elezioni regionali, dove la sera dello scrutinio si sa subito chi ha vinto e chi ha perso».
Anche da sinistra, opinionisti come Antonio Padellaro chiedono a Conte di alzare la cornetta e chiamarla. Se lo facesse, lei cosa gli chiederebbe?
«Cercherei di fargli capire che, al di là degli scontri della politica, qui c'è un Paese che tra tasse, sbarchi, danni da lockdown, paura, incertezze e burocrazie, stavolta rischia di affondare sul serio. E che, se non facciamo presto ad assumere provvedimenti straordinari, chiunque governerà dopo di lui rischierà di dover ripartire dalle macerie, come i nostri nonni. Gli direi pure che non è possibile che, sui miliardi annunciati dall'Europa, i governatori non siano ancora stati coinvolti».
E lei cosa è disposto a portare al tavolo della trattativa col presidente del Consiglio?
«Idee, proposte, progetti di legge a decine già depositati, con tanto di coperture economiche e tutto il resto. Gli direi "Prendili, falli tuoi, non mi interessa alzare bandiere e bandierine". Pensiamo a quanto ossigeno darebbero alle imprese lo sblocco delle opere pubbliche sul "modello Genova", la sospensione della follia paranoica del Codice degli appalti, l'estensione della flat tax al 15% alle famiglie e alle piccole medie imprese Sono tutte proposte che come Lega voteremmo domani mattina, con tanto di applauso e standing ovation al premier».
Sono le vostre proposte storiche, infatti. Non è disposto a dire altri «sì»?
«Siamo pronti a dire "sì" a tutte le cose che servono agli italiani. A scuole e università finalmente riaperte e sicure: la "didattica a distanza" e la vita a distanza non sono la soluzione. Alla pace fiscale, cioè allo stop dei versamenti fino al 31 dicembre, e al saldo e stralcio dei 12 milioni di cartelle di Equitalia in partenza: si paga il 15% della cartella e la cartella non esiste più. Diciamo "no", invece, all'aumento del prezzo del gasolio previsto dal governo dal gennaio 2021: questo non significa aiutare l'ambiente, ma massacrare milioni di lavoratori, automobilisti e autotrasportatori».
Il mantenimento dei decreti sicurezza così come sono è condizione necessaria per collaborare col governo?
«Che i decreti sicurezza siano uno strumento utile lo dimostra il fatto che nessuno al governo li ha cancellati in quest' ultimo anno. Certo, per farli funzionare davvero bisognerebbe anche applicarli sempre. Se tenteranno di cancellarli ci opporremo in tutti i modi, dentro e fuori il parlamento. Li difenderemo perché hanno permesso e permetteranno al nostro Paese di fermare gli sbarchi clandestini, combattere le mafie italiane e straniere come i clan nigeriani e dare più risorse a polizia e carabinieri. Andare in stazione, al parco o vivere in certe periferie non può essere motivo di angoscia per i cittadini».
Giovanni Toti, appena rieletto governatore della Liguria, la invita a «indossare la maglia da leader del centrodestra». Le chiede di diventare interprete delle richieste di una intera coalizione, insomma, e non solo di quelle della Lega. È un salto che lei intende fare?
«Costruire un futuro di lavoro, sicurezza e benessere per l'Italia è nostro dovere. Lo dobbiamo ai tanti cittadini che ci premiano con la loro fiducia in 15 Regioni su 20, Liguria compresa. Giovanni ha dato uno spunto di riflessione che ho ascoltato con interesse, come tanti altri che quotidianamente mi arrivano da cittadini, imprenditori, artigiani, operatori delle forze dell'ordine, professori universitari. A tutti rispondo che il nostro compito non si misura in parole, ma coi fatti, vincendo ogni giorno la sfida della concretezza. È su questa strada che cammineremo, fino a quando non riusciremo finalmente a riconsegnare l'Italia al suo legittimo proprietario. Il popolo».

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