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Pietro Senaldi, la verità su Guido Bertolaso: "Adesso basta con il governo degli inetti". Cosa c'è dietro la sua candidatura

Pietro Senaldi
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«Ecco fatto, segregati in casa per tutte le feste, anziani abbandonati, turismo demolito, nazioni confinanti piene di sciatori, decessi tra i più alti al mondo, e lo saranno ancora per settimane. Tutto questo perché il governo non è stato in grado di gestire la seconda ondata che esso stesso aveva previsto. Continuano a chiamarla emergenza, a quasi un anno dall'inizio della pandemia. Chiamiamola con il suo nome: incompetenza». Così parlò Guido Bertolaso, l'uomo che per costruire l'ospedale Covid in Fiera a Milano ha speso 21 milioni, dieci volte meno della somma stanziata dall'esecutivo per il bonus monopattini caro alla ministra dei Trasporti, Paola De Micheli. Il mister emergenze è il candidato in pectore del centrodestra a sindaco di Roma, alla quale ha regalato, come vicecommissario di Rutelli, un Giubileo perfetto nel lontano 2000. Dopo il via libera di Berlusconi e Salvini, manca solo l'assenso della Meloni all'ufficializzazione.

 

 

Secondo i sondaggi che ha in mano, se corresse per il Campidoglio, Giorgia vincerebbe al primo turno. In molti nel suo entourage la spingono al grande passo, ma la fondatrice di Fratelli d'Italia non vuole: punta alla leadership nazionale della coalizione e ritiene di doversi affrancare da un'immagine troppo romanocentrica. È possibile che nei prossimi giorni quindi faccia il proprio endorsement per Bertolaso, il quale scalpita. L'uomo è tornato iperattivo e ha buone chance, come si intuisce dagli attacchi che da qualche tempo subisce dal Fatto Quotidiano che lo accusa di fare consulenza a troppe Regioni sul virus, dall'Umbria alla Sicilia, dalla Lombardia alle Marche. Tutte gratuite, replica piccato l'interessato. Il recente attacco di Bertolaso al premier e ai suoi ministri, che abbiamo sopra riportato, potrebbe essere interpretato come l'inizio della campagna elettorale per l'ex capo della Protezione Civile di Berlusconi, l'uomo che mise un tetto sulla testa in due mesi a tutti gli aquilani dopo il terremoto, a meno che non sia, e ci starebbe tutto, più che altro un desolato sfogo, parole dal sen fuggite. Dopo la surreale conferenza stampa di giovedì sera di Conte, dove il premier, tre ore dopo la notizia del record di morti dall'inizio della pandemia, è riuscito a dire che «i risultati del governo sono confortanti» e che può contare «sulla squadra migliore», con le sue critiche Bertolaso interpreta il pensiero dell'intera classe dirigente italiana, di destra, sinistra e centro. Imprenditori, intellettuali, professori, politici di lungo corso, società civile. Sono tutti convinti che siamo alla mercé del governo più inetto della storia repubblicana, incapace perfino di trovare un commissario in Calabria, e per questo se ne tengono alla larga.

Nel mentre però il Paese affonda. Conte racconta un sacco di balle, ma è migliore dei suoi ministri e dei partiti che sorreggono la sua maggioranza, i quali sono divisi su tutto, tra loro e al loro interno: giustizia, Europa, Mes, legge elettorale, chiusure di Natale. A Roma, forse, toccherà a Bertolaso rimediare ai disastri della Raggi, ma a livello nazionale il centrodestra non può nascondersi di avere un problema: non riesce a intercettare tutto il diffuso malcontento del Paese nei confronti dei giallorossi. Gli argomenti ci sono, i potenziali elettori pure, e forse anche le frecce da scagliare contro la maggioranza. Sta a Berlusconi, Meloni e Salvini, in rigoroso ordine alfabetico, inserirle nella faretra comune. La prima cosa da fare sarebbe limitare la polemica interna e isolare chi la alimenta, di solito per interessi personali. 

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