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Pd, caccia grossa al voto dei mantenuti: così Letta prova a ingraziarsi i fannulloni

 Enrico Letta

Iuri Maria Prado
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Non si può richiedere a nessun partito il voltafaccia all'esercito di parassiti, di finti invalidi, di pensionati d'adolescenza, di imboscati ministeriali che fanno il nerbo dell'Italia mantenuta: è un tesoretto di voti, ed è comprensibile che nessun partito voglia rinunciare ad accaparrasene almeno una parte.

Ma se a nessun partito si può chiedere tanto, e cioè di destituire i privilegi di quell'esercito, a tutti i partiti bisognerebbe almeno richiedere di non istituirne altri. E soprattutto di non fondare le ragioni della propria esistenza sulla lotta di classe che arma il mantenuto contro chi lo mantiene.

 

Il centrocomunista di Enrico Letta nell'attesa di ricongiungimento coi profughi di Casaleggioland, che lavorano per procura nel Sud più familiare - è perfino programmaticamente rivolto a suscitare gli appetiti redistributivi dei cinque italiani su sei che non lavorano, senza preoccuparsi del fatto che quei voti sono tanti ma insufficienti a far maggioranza: perché è comunque uno zoccolo durissimo, e difenderne il privilegio significa valersi della formidabile base di conservazione, di corruzione, di resistenza anti-riformatrice che tiene al potere la sinistra a prescindere dal fatto che vinca o perda alle elezioni. 

 

Di peggio rispetto alla spudorata violenza dell'eversione grillina, c'è solo l'opera di sinistra che l'ha costituzionalizzata per fagocitarla finché è possibile e per allearvisi quando è necessario: ora per intestarsi, ora per condividere la medesima lotta a difesa della Repubblica fondata sul lavoro degli altri.

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