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Più banconote circolano, meno evasione c'è

Antonio Castro
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Contante sì o no? Più carte di credito e meno evasione? Il dibattito di inizio della legislatura sembra essersi avvitato sul ventilato tetto a 10mila euro per i pagamenti in contante. Tetto già rivisto a 5mila. Forse in manovra di Bilancio 2023 si concederà di pagare cash. Ma intanto si fa di conto. C'è o meno una correlazione tra utilizzo della banconote e crescita dell'evasione? A giudicare dai risultati dello studio 2010/2019 messo in piedi del Centro studi Unimpresa proprio no. Con gli italiani che già faticano a pagare con puntualità pure le bollette della luce (lievitano le morosità incolpevoli e le rateizzazioni, fonte Arera), incartarsi sul dibattito "contante sì / contante no", sembra più un esercizio di filosofia politica che un provvedimento da attuare rapidamente. Comunque sia l'analisi dei flussi economici e la correlazione con l'andamento (stimato) dell'evasione, lascia poco spazio ai dubbi: la soglia più alta del «tetto al contante», pari a 5.000 euro, fissata per il 2010, coincide con il livello più basso di evasione fiscale mai registrato nello scorso decennio, pari a 83 miliardi di euro». Mentre il livello massimo di evasione, con picchi superiori a 109 miliardi, è stato individuato tra il 2012 e il 2014, quando la soglia massima per i pagamenti cash era stata abbattuta a 1.000 euro.

 

 


NESSUN FAVORE ALLE MAFIE
Unimpresa, tirando le somme, garantisce che non è possibile «individuare alcuna correlazione diretta tra l'andamento dell'evasione fiscale e il tetto al contante». Tutto questo nella speranza di puntellare l'andamento del commercio e, a cascata, dei consumi «con effetti positivi per la crescita economica e quindi per il prodotto interno lordo», sintetizza il presidente onorario di Unimpresa, Paolo Longobardi. Il dibattito ideologico tra destra e sinistra sull'utilizzo o meno delle banconote viene sintetizzata bene da Luca Ciriani, ministro per i rapporti con il Parlamento, in un'intervista a La Stampa. «Alzare il tetto per l'utilizzo del contante non era stata indicata come una priorità, ma è da tempo una battaglia di Fratelli d'Italia», mette le cose in chiaro. «E poi c'è un tema di privacy, ognuno deve poter spendere i soldi come crede.

 

 


Non c'è nessuna relazione tra l'evasione e il tetto del contante. La parte sostanziale dell'evasione riguarda le mafie e i grandi gruppi, nessuno di questi è spaventato dal tetto al contante», scandisce. E poi, a dirla tutta, la proposta di legge di mettere un tetto di 10mila euro, e lo sottolinea pure Ciriani, è «una proposta della Lega». «Il governo fisserà una cifra. Quello che conta per noi è fermare questa corsa a ridurre il tetto. Perché altrimenti si arriverà al divieto di utilizzare il contante, facendo un regalo ai gruppi finanziari», spiega. Partita chiusa? Non proprio. Perché a sinistra (dal segretario Enrico Letta al governatore pugliese Vittorio Emiliano) si continua ad additare l'iniziativa come un favore all'evasione.

Mentre salta fuori il vulcanico governatore della Campania, che si schiera a favore della proposta depositata nei primi giorni della legislatura. «Io sono per eliminare questo tetto che abbiamo introdotto in Italia. Lo considero sbagliato», dice il governatore della Campania Vincenzo De Luca, parlando in piazza del Plebiscito, a Napoli. E ribadisce: «Considero sbagliato il dibattito ideologizzato sull'uso del contante». Invece «dobbiamo trovare una soluzione più ragionevole. E mi pare che si stia arrivando in questa direzione. Non mi pare decisivo il tetto a mille euro». Del resto- come aveva sintetizzato l'ex prefetto e oggi ministro dell'Interno a Porta a Porta- il «criminale che ha la necessita di riciclare non si fa il problema del tetto contante. Oggi il riciclaggio avviene in modo del tutto svincolato da questo». Insomma, di che stiamo discutendo? 

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