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Andrea Delmastro: "Cospito, l'odio dem e poi ho avuto un'ischemia"

Andrea Delmastro

Giulia Sorrentino
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Il 9 aprile il Sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro posta una foto sui social che lo ritrae in ospedale parlando di «Una Pasqua un po’ alternativa». Ieri al Salone del Libro di Torino è tornato a parlare del caso Cospito che ha infiammato il dibattito politico dei mesi scorsi. «Ribadisco che è un criminale, deve rimanere al carcere duro. Non mi pento di nulla e non chiedo scusa al Pd», ha detto. A noi racconta che cosa gli è successo.

Il giorno di Pasqua siamo venuti a conoscenza del fatto che lei non stesse bene tramite i suoi social, che cosa le è successo? Finora non si è espresso in merito...
«Ho avuto un’ischemia. Me ne sono accorto perché ho cominciato ad avere l’intorpidimento del braccio destro e di tutto il tronco destro, avvertivo alle gengive e alla bocca destra un forte pizzicore. Diciamo che avevo la parte destra del corpo che mi stava lasciando. Fortunatamente ero in autovettura con la scorta e, avendo dimestichezza familiare con questa patologia, perché mio papà ne ha sofferto, ho capito che cosa fosse e ho detto agli uomini della scorta di tornare indietro e di correre in ospedale a Biella, dato che ero partito da lì. Ho chiamato l’ospedale, segnalando che stavo arrivando con una probabile ischemia e devo dire che l’intervento è stato rapido. Grazie alla tempestività e alla competenza dei medici mi sono ripreso».

Quali danni le ha lasciato quest’ischemia? Com’è stato il recupero?
«Il recupero non è stato facile, anche se i medici mi assicurano che non avrò alcun danno. Ho il braccio ancora un po’ indolenzito, ma comunque mobile e faccio tutto. Ci sono voluti dei giorni per tornare a parlare e per potermi muovere. Fin quando non ho ripreso bene mobilità e parola, ho vissuto dei momenti di difficoltà e preoccupazione sul futuro, soprattutto in relazione ai miei figli e alla mia famiglia. Oggi posso dire che è andato tutto bene».

 



 

Come ha trovato le forze per riscendere subito in campo?
«Mi ha aiutato la convinzione che non è importante non cadere mai, ma è importante alzarsi sempre e poi, per fare una battuta, si dice che “a Roma il passo dalla commiserazione alla esautorazione è brevissimo” e quindi sono corso immediatamente a tornare a lavorare».

Parlando di poltrona, è possibile che la politica non si fermi davanti alla salute?
«No, questa era una battuta, però è sempre meglio essere pronti anche alle evenienze peggiori. In verità, mi sono rimesso in moto subito dal letto dell’ospedale perché i temi sono molti e perché la passione è tanta. Ricordo anche qualche volta che mi riprendevano perché, per passione, al telefono alzavo la voce: un paziente veramente critico per i poveri sanitari. Poi due settimane dopo, con i medici che non erano felici, sono tornato a Roma perché il lavoro è tanto, la passione è tanta e, in fondo, sono convinto che aiuti proprio in termini medici lavorare e tenersi impegnati».

Lei viene anche da un periodo molto stressante, e mi riferisco alla vicenda del caso Cospito, per cui è stato fortemente attaccato. Come si è sentito da un punto di vista personale?
«Non associo quella vicenda alla mia malattia se non per quella quota parte dello stress e del nervosismo. Non mi sono sentito abbandonato dal mio partito, né tantomeno da Giorgia Meloni e neanche dall’elettorato di centrodestra, che mi esprimeva, anzi, grande solidarietà, gratitudine, sintonia ed entusiasmo per quello che avevo fatto. Lo scontro di visione con la sinistra, con il Pd, il fatto che abbandonassero l’aula ogni volta che entravo è stato intenso da un punto di vista emotivo, ma è il loro modo di fare opposizione e l’opposizione legittimamente sceglie come atteggiarsi. Quindi posso dire che forse tutta la vicenda Cospito ha contribuito, anche se non ho mutato idea sulla durezza in ordine al 42 bis, all’ischemia, come del resto anche le poche ore dormite, i troppi caffè e le troppe sigarette, una vita troppo intensa, una corsa avanti e indietro senza sosta da un istituto penitenziario all’altro...».

Come mai lei ha fatto quel post sui social? Si è sentito in dovere di giustificare la sua assenza in qualche modo?
«Da una parte sì, anche per rendere edotti i cittadini, ma anche banalmente i sindacati che ti cercano, per far sapere a tutti, senza doverlo notificare a nessuno, che le mie condizioni erano quelle e che quindi avrei avuto bisogno di un pit stop».

Chi è che le è stato vicino in questa fase così delicata?
«In primis Giorgia Meloni, poi mi è stato vicino Giovanni Donzelli, con la sua toscanissima natura che, quando io gli dicevo “guarda che i medici mi hanno detto che non avrò nessun danno cerebrale” lui mi rispondeva “vabbè ma questo vuol dire solo che non ne uscirai più scemo di quanto già non fossi”. Loro due mi sono stati vicini in particolar modo, ma anche gli amici di una vita di Biella, la famiglia, la scorta di Biella, con la quale ho instaurato un rapporto di grande amicizia e lì ho scoperto che dietro allo svolgimento del lavoro ci può essere anche dell’altro nella vita».

 



 

L’opposizione come si è comportata?
«Tanti dell’opposizione mi hanno mostrato solidarietà, c’è poi sempre quella cerniera umana tra i due mondi. In particolare, mi sento di nominare, con la sua grande ironia, la vicinanza di Roberto Giachetti».

C’è qualcuno che l’ha delusa in questa situazione?
«È una domanda che finora non mi ero posto, ma, pensandoci, posso dire che tutte le persone che mi aspettavo ci fossero ci sono state, mentre molti da cui mai mi sarei aspettato qualcosa, posso dire orgogliosamente che ci sono stati e questo mi porta a pensare che forse non ho sbagliato troppo nella mia vita, almeno nei rapporti interpersonali».

Questa esperienza in che modo l’ha cambiata?
«Ho imparato che la politica è per i maratoneti e non per i centometristi, e soprattutto con questo governo che dura cinque anni non è detto che dobbiamo fare tutto in cinque mesi. Bisogna anche saper essere più impermeabili alle pressioni politiche che si hanno e mi riferisco anche al caso Cospito che hai citato, in cui forse non sono stato così indifferente alle pressioni mediatiche e politiche. È una situazione che forse ho patito più del dovuto. Poiché hanno escluso tutti gli altri fattori di rischio dell’ischemia. Possiamo dire oggi che l’origine vera e propria sia stato lo stress, motivo per cui devo rilassarmi di più e dedicarmi anche di più agli affetti... ma mia figlia ha accolto questo mio proposito con sarcastico sorriso di chi sa che il papà non cambierà mai. E difatti eccomi qui nella mischia!».

Possiamo dire che da oggi avremo un pizzico in più di attenzione da parte sua sulla salute mentale nel nostro Paese?
«Stiamo lavorando sugli istituti penitenziari e sulle persone in difficoltà, anche quelle con il disagio mentale, ma non voglio che la mia esperienza personale influenzi le decisioni politiche».

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