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Piero Fassino, i testimoni e il dettaglio nel video: "Profumo scivola nella giacca"

Roberto Tortora
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Il Fassino-gate si fa sempre più intricato e ci sono almeno 6 testimoni del Duty Free dell’aeroporto di Fiumicino che aggravano ancor di più la posizione dell’ex-sindaco di Torino. L’oggetto del contendere? Una banale boccetta di “Chance”, profumo di Chanel, prelevato furtivamente da Fassino allo shop del Terminal 1 dell’aeroporto romano. Nel corso di un mese ci sarebbero stati almeno tre tentativi di furto, fino a quello conclamato del 15 Aprile scorso, che ha fatto scattare la denuncia. La procura di Civitavecchia ha aperto un’indagine e sono stati depositati già il video del taccheggio e le testimonianze di chi ha assistito alla scena. Piero Fassino rischia grosso, potrebbe finire a breve nel registro degli indagati. Nel frattempo, gli agenti di della Polaria la polizia aeroportuale, stanno raccogliendo altre testimonianze all’interno del duty free del peccato.

È la recidiva il maggior pericolo per il parlamentare del Partito Democratico, visto che, in un lasso di tempo relativamente breve, si è reso protagonista di più di un tentativo di furto. La prima volta, in occasione di un volo per Strasburgo e, in quel caso, gli addetti alla vigilanza sono riusciti a fermarlo e a costringerlo a saldare il conto del profumo. Qualche tempo dopo, la scena si è ripetuta: stessi scaffali, stesso articolo, medesimo profumo.

 

 

 

Questa volta Fassino ha superato le casse e si è mischiato tra la folla e la vigilanza non ha potuto far altro che lasciarlo andare. L’ultima volta, quella più eclatante, quando Fassino avrebbe prelevato una confezione da 130 euro dallo scaffale Chanel facendola scivolare nella tsca della giacca come, seocondo alcune indiscrezioni, mostrerebbero le immagini. Lui si è giustificato sostenendo che con una mano ha risposto al cellulare che suonava e che con l’altra ha infilato il profumo nella tasca della giacca, soltanto un deposito temporaneo in attesa di arrivare alle casse. Le immagini, però, lo smentiscono categoricamente. Le sue mani erano libere. Ai vigilantes, poi, Fassino avrebbe risposto come in una qualsiasi commedia all’italiana: “Lei non sa chi sono io”. Il dubbio forte, rilanciato dall’avvocato di Fassino, Nicola Gianaria, è che questi episodi vadano al di là del mero reato di furto. L’avvocato chiede se davvero chi ha intenzioni di questo tipo si azzardi a rubare sotto gli occhi delle telecamere di un aeroporto e se agisca in modo così goffo. Potrebbe esserci un qualche tipo di disturbo neurologico che ha catapultato una persona rispettabile come Piero Fassino in una vicenda così squallida? Toccherà ai magistrati stabilire come agire in un caso così delicato e, ormai, anche mediatico.

 

 

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