Firenze, accusano i fascisti ma il vandalo è africano

di Lorenzo Cafarchiosabato 30 agosto 2025
Firenze, accusano i fascisti ma il vandalo è africano

3' di lettura

Sono le 19:25 di mercoledì 27 agosto quando un uomo, poi scopriremo di chi si tratta perché tutta la vicenda ruota attorno a lui, si appende in piazza Dalmazia, a Firenze, alla targa che ricorda due senegalesi, Samb Modou e Diop Mor, uccisi a colpi di pistola il 13 dicembre 2011 nel capoluogo toscano da Gianluca Casseri. Dondola che ti dondoli la lapide si scolla dai supporti e cade a terra rompendosi in mille pezzi. L’antifascismo, politico e giornalistico, ovviamente aveva già trovato il colpevole. Scommettiamo che già sapete a cosa ci riferiamo. Proprio quello certo: l’eterno Fascismo.

Serena Spinelli, assessore regionale al sociale, pubblica un post in cui afferma che «il razzismo fa schifo! E l’indifferenza anche». Bene, bravissima. Un po’ di insulti agli eredi del Duce nei commenti e via così. Antonella Bundu, candidata governatore per la lista Toscana Rossa, non ha dubbi e se la prende con CasaPound. Perché perdere la ghiotta occasione. «Sia impedito all’estrema destra di fare la sua festa sul territorio- che si terrà a Grosseto dal 4 al 7 settembre prossimo, ndr - rinnovando l’impegno antifascista e antirazzista che deve caratterizzare le nostre istituzioni».

Una spolverata contro Vannacci e Casaggì perché siamo pur sempre in campagna elettorale. Intanto il consigliere di Sinistra progetto comune, Dmitrij Palagi, vuole «la chiusura di CasaPound e Casaggì» davanti allo scempio della targa distrutta. Poteva mancare la Cgil fiorentina? Condanna del gesto mista alla «necessità di tenere alta l’attenzione contro ogni forma di razzismo, xenofobia e violenza, difendendo i valori di democrazia, uguaglianza e inclusione che sono alla base della nostra società». C’è anche il sindaco Sara Funaro: «La loro memoria è parte viva di Firenze e continuerà a ricordarci ogni giorno quanto l’odio e il razzismo siano una ferita per la convivenza».
Il finale spetta a Saverio Tommasi che già sapeva per dirla alla Pasolini. Su Fanpage ha vergato un articolo dal titolo “I fascisti non esistono, però hanno spaccato la targa in ricordo di due uomini ammazzati da un fascista”.

Lui si è accorto che il Fascismo non è finito 80 anni fa. Lui vede i giovani di Gioventù Nazionale marciare per le strade manco fossero la Hitlerjugend, lui ha visto il saluto romano di Elon Musk. Lui sa che dietro questo gesto c’è il Remigration summit, Almasri, il tentativo d’incendio di un centro islamico a Montello e le indagini contro l’associazione Do.Ra. Lui sa chi è il mandate e di chi è la mano dietro questo deprecabile gesto. Ha postato l’articolo su Facebook, alcune ore prima che venisse individuato il responsabile, e i commenti dei suoi lettori sono tutto un coro contro i «rigurgiti fascisti».

La sentenza è già scritta. Invece poi arriva la realtà. Mercoledì 27 agosto alle 19:25 su quella targa, facendola sfracellare al suolo, si è aggrappato un 24enne marocchino in profondo stato di alterazione psicofisica. L’Ansa sottolinea che «allo stato attuale degli accertamenti, gli investigatori escludono che il gesto abbia un movente di estremismo ideologico». Davvero? Non avevano dubbi gli antifascisti della ragione unica e invece il loro teorema è crollato come spesso accade. Ma a ripensarci, anzi a pensar male, non è che sono proprio quest’ultimi a fomentare l’odio?