Non è solo una questione di dazi sulla pasta. È che Giorgia Meloni è stata riconosciuta “leader globale del 2025”. Così il Telegraph ha incoronato la nostra premier nel consueto sondaggio condotto tra i suoi lettori. Meloni, a cui si deve la vittoria del taglio delle tariffe Usa sulla pasta, è risultata prima davanti al presidente americano Trump e a quello argentino Javier Milei e se il riconoscimento potrebbe sembrare quasi ovvio visto che arriva da un giornale conservatore, già in passato ha elogiato la fondatrice di Fdi, il dato interessante è che alla nostra presidente del Consiglio viene riconosciuto un ruolo al di fuori dai confini nazionali.
Significa che l’Italia - quella che per la sinistra sarebbe dovuta restare isolata in Europa e senza speranze con Giorgia Meloni a Palazzo Chigi - è invece una nazione non solo rispettata, ma anche in grado di dettare agli altri Paesi Ue l’agenda su temi importanti, l’immigrazione su tutti. Sul discorso migranti, infatti, Bruxelles alla fine ha dovuto riconoscere a Roma gli sforzi e l’impegno per migliorare una situazione che da emergenziale, con il tempo è diventata cronica. Peccato che a dover fronteggiare il problema sbarchi l’Italia è sempre stata sola contro tutti, mentre adesso perfino l’Europa ha dovuto riconoscere che il nostro governo ha saputo essere un laboratorio stabile da cui partire, anche per gli altri Paesi. Dalla rilevazione del Telegraph Giorgia Meloni viene inoltre descritta come «difensore dell’identità giudaico-cristiana europea in un contesto di crescente preoccupazione per il radicalismo islamista». E di sicuro il rapporto con Trump ha influito ma, scrive il quotidiano inglese, Meloni ha saputo garantire sicurezza, stabilità e continuità, mantenendo una forte alleanza con il presidente americano senza però rinunciare agli interessi nazionali».
A sorpresa, pure Mario Monti dalle colonne del Foglio ha riconosciuto il ruolo centrale dell’inquilina di Palazzo Chigi. Giorgia Meloni «mi pare sia stata al di sopra delle aspettative, pessimistiche, che molti avevano sia in Italia che all’estero». Il prof in loden, oggi senatore a vita, ha ammesso che «i timori, da me non condivisi, che un governo Meloni avrebbe portato il paese a una crisi nei mercati finanziari e nei rapporti con l’Europa, non si sono dimostrati fondati» e ha citato «la stabilità politica e finanziaria quale chiave della credibilità internazionale», anche se, ha aggiunto, «non è certo sufficiente a garantire la crescita e il progresso del paese. Il governo Meloni», ha aggiunto, «ha conseguito quella stabilità. Da quando è ritornato Donald Trump, a Giorgia Meloni si è dischiuso un potenziale inatteso».




