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Giorgia Meloni sbarca a Seoul, a caccia di alleati

La premier dopo il Giappone arriva in Corea, ultima tappa della missione in Asia. Tanti dossier aperti, dall'Artico a Gaza
di Elisa Calessidomenica 18 gennaio 2026
Giorgia Meloni sbarca a Seoul, a caccia di alleati

3' di lettura

Non è escluso che i militari italiani vadano in Groenlandia, ma solo nell’ambito della Nato. Da Tokyo, tappa del suo viaggio in Giappone, Giorgia Meloni è tornata sul dossier dell’Artico, nuovo fronte internazionale che si è aperto, precisando la posizione del governo italiano che, ancora una volta, tenta una terza via tra l’Unione europea e gli Stati Uniti. No, dunque, a spedire ora soldati italiani, cosa che, per dirla con il ministro Guido Crosetto, sarebbe «una barzelletta».

Diverso, però, sarebbe, aggiunge la premier, se il problema si risolvesse, come si augura il governo italiano, in un maggior coinvolgimento della Nato. Che, poi, si è detta convinta Meloni, è quello che andrebbe bene anche a Donald Trump, il quale sì ha metodi «assertivi», ma non tanto da arrivare a «un intervento militare di terra». Ha spiegato che per l’Artico si tratta di «assumersi le proprie responsabilità» su un’area che finora «siamo onesti, è stata sottovalutata». Dunque, è arrivato il momento di «un impegno maggiore di tutti gli alleati», ma in ambito Nato, che «ha già scritto che l’Artico è strategico». È in questo quadro che bisogna muoversi, anche per «non andare in ordine sparso». Nella visione della premier, si tratta di una questione «politica» e che «politicamente verrà risolta», dal momento che è «molto difficile un intervento di terra militare».

Tornando alla missione in corso, Meloni ha detto che a Tokyo ha trovato un «alleato affine», il che è sempre un bene in un contesto internazionale in cui le «certezze diminuiscono» ogni giorno di più. Tanto più in un momento in cui il quadrante indo-asiatico sta diventando centrale da molti punti di vista. Incontrandola stampa all’ambasciata italiana, Meloni ha parlato di una «sintonia immediata» scattata con la sua omologa, Sanae Takaichi. Come ogni missione istituzionale, anche questa è stata l’occasione per rinsaldare anche i rapporti commerciali con il Giappone. Per questo, nella sede diplomatica italiana, ha incontrato oltre una dozzina di vertici delle principali aziende giapponesi prima di lasciare la capitale nipponica per Seul, ultima tappa della sua missione in Asia.

A pochi giorni dal ritorno, Meloni fa anche un bilancio di questa terza visita del Paese del Sol Levante. Ed è un bilancio positivo. Racconta di essere diventata «un’esperta di K-pop», genere musicale coreano ormai esploso in tutto il mondo, grazie alla figlia Ginevra, che l’ha accompagnata in questa settimana. E riferisce di aver ricevuto dalla premier giapponese non solo gli auguri per il suo compleanno, accompagnati da una torta, ma anche i «complimenti» per la bravura nell’usare le bacchette a tavola.

Note umane che fanno parte di quel lato delle relazioni internazionali fatto anche di conoscenza. Anche se «i riferimenti» politici restano l’Unione europea e gli Stati Uniti. In quest’ottica, Meloni ha ribadito che non vanno interpretata come «volontà divisiva» rispetto agli Usa, le scelte di alcuni Paesi europei di annunciare una loro partecipazione alla missione Arctic Endurance. Così come non si possono leggere contro gli Usa le «preoccupazioni» sul commercio condivise con la prima ministra giapponese nella dichiarazione congiunta, laddove ha parlato della sua «contrarietà» a «barriere tariffarie alzate tra alleati».

Un altro dossier internazionale che in questi giorni entra nel vivo è quello della definizione del Board of Peace per Gaza. Meloni ha ricordato come Roma abbia dato la sua «disponibilità ad avere un ruolo di primo piano nella realizzazione e la costruzione del piano di pace per il Medio Oriente. Che consideriamo un’occasione unica in un contesto che rimane molto complesso e molto fragile». Palazzo Chigi spera che, tra i ruoli politici, ci sia spazio per l’Italia. Ma nulla è ancora deciso. Per questo Meloni, per ora, ha confermato che non andrà al World economic forum di Davos, salvo che non siano previsti vertici sul Medio Oriente o su Kiev. Ha poi ribadito la sua «solidarietà» al popolo iraniano e la «condanna» alle repressioni di Teheran. «Non credo che manifestare per i propri diritti si possa pagare con la vita», ha detto. La direzione deve essere quella della «de-escalation», una «negoziazione» che consenta anche di risolvere il «principale» dossier con l’Iran, cioè quello del «nucleare».
Oggi visiterà il cimitero nazionale di Seul, che onora i soldati caduti in particolare durante la Guerra di Corea. Nel pomeriggio incontrerà i rappresentanti delle principali aziende italiane presenti in Corea del Sud. Domani, invece, incontrerà il presidente coreano Lee Jae-Myung. Nessun accenno alle scritte di minaccia apparse nel centro storico di Massa Carrara contro la premier («Meloni appesa»), accompagnate dal simbolo dell’anarchia.