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Dal “panino giusto” al candidato giusto: il centrodestra deve fare in fretta

Il Centrodestra vuole davvero riprendersi Milano? È la domanda che ci ronza in testa a poco più di un anno dalle elezioni comunali, che nel 2027 designeranno l’erede di Beppe Sala
di Massimo Costamartedì 20 gennaio 2026
Dal “panino giusto” al candidato giusto: il centrodestra deve fare in fretta

3' di lettura

Il Centrodestra vuole davvero riprendersi Milano? È la domanda che ci ronza in testa a poco più di un anno dalle elezioni comunali, che nel 2027 designeranno l’erede di Beppe Sala. Il giudizio sul sindaco uscente, che nel 2016 si presentava come Mister Expo e aveva vinto di un’incollatura su Stefano Parisi grazie anche al suo profilo da braccio destro di Letizia Moratti, ormai è difficile da capovolgere: il bilancio è negativo, ed è divenuto sempre più misero durante il suo secondo mandato (ottenuto praticamente senza avversari).

Dal caos urbanistico agli aumenti di tasse locali fino al disastro della mobilità, Sala non sarà rimpianto nemmeno dalla sinistra milanese: non è un caso se il Pd, dopo l’ennesima lite sull’assessore alla sicurezza vacante, chiede per il futuro «discontinuità» con l’attuale giunta. Fin qui i guai del campo largo, non molto diversi dalle faide a livello nazionale. Ieri ha cominciato a muoversi qualcosa anche nel campo del Centrodestra, con l’imprenditore Antonio Civita - proprietario della catena di successo “Panino Giusto” - si è detto disponibile a correre come primo cittadino. «Sono in una fase di ascolto, intanto la politica deciderà». Ecco, quella di Civita potrebbe sicuramente rivelarsi una mossa estemporanea: non è un nome conosciutissimo, e potrebbe scontare un deficit di partenza contro avversari più esperti. Le prime dichiarazioni contro la lotta alla «Milano escludente», pronunciate ieri nell’intervista al Corriere, potrebbero esporlo alle facili ironie degli avversari (sembra già di sentirli: «Parla di città esclusiva, lui che vende panini che costano dai 9 ai 14 euro l’uno...»).

Se non altro l’autocandidatura ha il pregio di aver agitato un po’ le acque placide dei partiti. In quella sua frase - «La politica deciderà» - c’è il cuore del problema. Perché i partiti del Centrodestra, che ha ben governato nella stagione d’oro di Gabriele Albertini e in quella pre-Expo di Letizia Moratti, al momento sembrano tutti fermi ai blocchi di partenza: al di là delle solite frasi di rito («Sceglieremo il nome giusto», «Facciamo un tavolo per identificare il nome migliore», «Dobbiamo allargare la coalizione ai delusi della sinistra») non siamo nemmeno vicini all’annuncio del candidato sindaco di Fdi, Lega e Forza Italia. Il nome civico più accreditato fin qui - quello dell’ex rettore del Politecnico Ferruccio Resta - è stato tenuto in stand by per mesi; d’altro canto un candidato politico rischia di non sfondare nel centro città, in quel mitologico Municipio 1 che di volta in volta, come ricordava il grande Renato Besana, decide le amministrative. Una cosa è certa: non si può tentennare. Giuliano Pisapia partì un anno prima del voto battendo ogni angolo della città, sbaragliò Boeri alle primarie Pd e poi vinse nel 2011 contro tutti i pronostici. Il tempo per il Centrodestra c’è, ma dopo le Olimpiadi i leader devono prendere il dossier Milano e metterlo tra le priorità: sarebbe un delitto rinviare la scelta dopo la sinistra, che sceglierà tra i due modelli opposti di un Majorino o di un Mario Calabresi. Servono un’intesa ad alto livello tra i partiti, un nome credibile e un programma di buon senso. A quel punto, arriveranno anche i voti dei milanesi.