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Silvia Salis, la grande manovra nel Pd: lei al posto di Elly Schlein?

di Enrico Paoli domenica 1 febbraio 2026

4' di lettura

Sì, d’accordo, il referendum sulla giustizia, l’ascolto dei cittadini in vista del voto e le manifestazioni contro l’Ice in Italia per le Olimpiadi invernali di Milano Cortina. Tutto bello, stando alle iniziative di Napoli e Milano, dove la segretaria del Pd, Elly Schlein, ha portato il suo verbo, assieme a Francesco Boccia, sua ombra e guida. Ma il vero rumore di fondo che accompagna Elly, in questo tour per la penisola, non sono tanto i suggerimenti del presidente dei senatori del Pd, quanto quello prodotto dalle fibrillazioni interne al partito, unito a parole, disunito nei fatti. «Il Pd non è mai stato così unito dalla sua nascita», afferma la segretaria dei dem, parlando dal palco di “Idee per l’Italia”, l’iniziativa organizzata a Napoli da Energia Popolare, la componente che fa capo a Stefano Bonaccini. «La maggioranza si è allargata», sottolinea la Schlein, «ed è sano che ci sia anche una minoranza. La sua presenza è un valore, il pluralismo è un valore e lo difendiamo. Sono stata in minoranza anch’io quando la minoranza era sbeffeggiata, per questo pretendo rispetto per tutto e tutti, anche coloro che esprimono un’idea diversa». Dunque trattasi di un’unità teorica, fatta di tasselli e pezzi di puzzle da incastrare, come impongono le liturgie interne al partito, alla quale la Schlein non può sottrarsi, dovendo affrontare la direzione del Pd, il parlamentino interno dei dem. Senza il rito del volemose bene (o del richiamo a San Filippo Neri “state buoni, se potete”), non sta in piedi nulla. 

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Come spiega bene la senatrice Simona Malpezzi, esponente dei Riformisti del Partito democratico. «Prendiamo sul serio il riconoscimento, da parte della segretaria, del pluralismo come ricchezza e identità del nostro partito nel quale lavorano insieme, contro la destra. Un’ampia maggioranza e una coraggiosa minoranza». Già, ma come si fa a farle convivere insieme, senza entrare in rotta di collisione? «Rispetto reciproco e riconoscimento del pluralismo si vedono, però, poi nei fatti, nei comportamenti, e non solo negli auspici. Proprio perché quella linea, oggi rivendicata dalla segretaria, non può non nascere dal confronto, dalla fatica di un lavoro comune, aperto, schietto, positivo che, solo, definisce nel profondo chi siamo e chi vogliamo essere. Democratici, sempre.  Democratici, prima di ogni cosa». E meno male che il partito non è mai stato così unito...

Perché leggendo fra le righe della Malpezzi, e fra quelle degli altri esponenti dell’ala riformista del partito, il nodo da sciogliere, se non la lama con quale recidere il sottile filo che lega maggioranza e minoranza, non è la forma, ma la sostanza. Perché se da una parte la Schlein punta chiaramente al 2027, dando ufficialmente il via alla campagna dem per spiegare le ragioni del no al referendum della giustizia, dall’altra, lavora già all’elaborazione del programma elettorale per le prossime politiche.

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Ed è su quello che i riformisti intendono dare battaglia, come fa capire bene la stoccata della Malpezzi, pensando alla direzione del partito, prevista per venerdì prossimo, che potrebbe rivelarsi scoppiettane, soprattutto per l’atteso confronto su alleanze e politica estera. Non a caso la componente Riformista ha chiesto la diretta streaming dei lavori del Nazareno, magari aperta anche agli eletti in Parlamento. Perché mettere tutto in piazza, a volte, è necessario.

Soprattutto quando lo sguardo va oltre l’orizzonte, dove si stanno muovendo nuovi soggetti, ai quali i Riformisti del Pd potrebbero tendere la mano. A partire da quelli messi insieme da Vincenzo Spadafora, ex ministro e padre dell’associazione Primavera che a Roma ha radunato diversi volti del centrosinistra, non allineato al Pd. L’idea è quella di mettere insieme moderati, civici e riformisti per dar vita alla quarta gamba dell’alleanza progressista. Si va da Ernesto Maria Ruffini (Più Uno) a Alessandro Onorato (Progetto civico Italia), da Beppe Sala, sindaco di Milano, a Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia viva alla Camera. A spiccare, tra i tanti, però è l’intervento della prima cittadina di Genova, Silvia Salis. Ospite d’onore dell’evento, tocca temi molto poco locali: dalle guerre in atto alla politica di Donald Trump, dalla riforma della giustizia alla sicurezza e alla sanità. Sono in molti, dentro e fuori il salone che ospita la convention, a vedere in lei una possibile leader in alternativa ad Elly. Nel frattempo la Schlein si deve occupare anche di amministrative. Quelle di Salerno, ad esempio, dove - dopo le dimissioni di Vincenzo Napoli - si va verso la candidatura di Vincenzo De Luca.

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Ma anche quelle di Milano dove una delle ipotesi è la corsa di Mario Calabresi: «Metteremo anzitutto avanti la costruzione della coalizione progressista più ampia» afferma Elly, che in entrambi i casi esprime massima fiducia nel Pd locale. Mai stato così disunito.

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