Se fosse una partita di calcio, quella tra Matteo Salvini e Roberto Vannacci sarebbe finita 3-0 per il leader della Lega. Un risultato netto. Tre gol costruiti con strategia e pazienza che, a conti fatti, “rischiano” di fare il bene di un movimento che rischiava di accartocciarsi attorno ad alcune contraddizioni interne rese evidenti proprio dalla presenza sempre più ingombrante di Vannaci.
Andiamo con ordine. Il primo gol Salvini lo ha messo a segno due anni fa quando ha reclutato il generale-reietto che «nessuno voleva e tutti attaccavano»- come ha ricordato ieri Matteo- trasformandolo da semplice fenomeno mediatico a politico con annessa poltrona (che ha già fatto sapere, non mollerà). Il fiuto di Salvini è stato ripagato dal mezzo milione di preferenze che hanno consentito alla Lega di pianificare con maggiore tranquillità le mosse future. Una di queste ha portato al secondo gol. Quando Salvini ha capito che difficilmente Vannacci si sarebbe amalgamato al resto della Lega, ha iniziato un sottile gioco di logoramento, che ha fatto perdere al generale smalto e consensi.
Vannacci bocciato in Rete: sentiment negativo all’85 per cento
Sentiment negativo per Roberto Vannacci. Ormai parola chiave nelle conversazioni digitali dal 2 al 3 febbraio (ben 37.42...Non prima però di aver fatto un ultimo, sincero, tentativo di ricucire, affidandogli il ruolo di vicesegretario. Il generale stratega, però, ci è cascato come un soldato semplice ed è andato avanti per la sua strada creando organizzazioni parallele che facevano riferimento solo a lui. Un comportamento che di fatto ha compattato i big leghisti attorno al segretario e al partito. La rete che ha chiuso la partita, in verità è stato un autogol di Vannacci stesso. Da settimane Salvini andava raccomandando ai suoi di non rispondere alle provocazioni, di non strappare col generale. Nel contempo però ha mandato un segnale chiaro («Fuori dalla Lega c’è il deserto»). E alla fine è stato Vannacci a cedere e a sbattere la porta, diventando così «il traditore» di tutti quelli che, tra i leghisti, avevano creduto in lui.
L’addio di Vannacci, dicevamo all’inizio, può fare solo che bene alla Lega. I suoi toni che sempre di più (anche ieri) echeggiano gli anni bui del regime, avevano stancato la base leghista, che nulla ha a che fare con quelle radici. Salvini lo ha capito a Pontida, quando la conclusione del comizio del generale- vuoto di contenuti e zeppo di retorica - è stato salutato con tiepidi applausi. Il popolo di Pontida è il giudice più severo e Salvini lo sa bene. Ora, con il generale fuori dai giochi, la Lega potrà continuare a spingere sui suoi temi con toni sempre duri, ma più digeribili anche a quella base che si era allontanata proprio a causa dell’ingresso di Vannacci.
Un altro vantaggio dell’addio del generale è il già citato ricompattamento della Lega. Da settimane sono in corso interlocuzioni tra i vari big che avevano mal digerito la scalata di Vannacci ai vertici della Lega, che si sono detti pronti a spalleggiare Salvini nel lancio della nuova fase della Lega- che porterà dritta alle Politiche dell’anno prossimo -, seppellendo qualche ascia di guerra territoriale per il bene del movimento. Tutti, Salvini in testa, sono convinti che senza Vannacci la Lega potrà riprendersi una parte dei voti persi in questi anni, così come lo sono che il generale farà flop, proprio come hanno fatto tutti quelli che hanno “tradito” la Lega. E infatti oltre al gruppo europeo dei Patrioti che lo ha già messo alla porta, ieri le sigle dell’estrema destra (che alle urne valgono meno delll’1%) hanno accolto con freddezza l’addio del generale. Anzi, Nazione Futura, il think tank della destra lo ha bollato senza mezzi termini come un «traditore, che con la sua uscita aiuterà la sinistra». Certo, quella della Lega è una scommessa e per scommettere ci vogliono nervi saldi e fiuto. Qualità che Salvini ha dimostrato fin qui di avere in abbondanza.




