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L'Anpi: ricordare le foibe in modo sobrio

L'associazione partigiana chiede di abbassare i toni sull'eccidio comunista: "Sottolineare tutti i crimini fascisti"
di Francesco Storacesabato 7 febbraio 2026
L'Anpi: ricordare le foibe in modo sobrio

3' di lettura

Avvisate l’Anpi che la guerra è finita. E dite a questi reduci carichi di odio che il dovere del rispetto ce l’hanno anche loro. Perché è davvero insolente la nota della segreteria dell’associazione dei partigiani riferita al prossimo 10 febbraio.

Tanto per distinguersi, l’Anpi mette benzina sul fuoco per macchiare il Giorno del Ricordo, che una legge dello Stato celebra in maniera solenne, come si deve a troppi italiani assassinati proprio perché italiani. La nota dell’Anpi è disgustosa, perché si vede lontano un miglio il bisogno di polemica a tutti i costi.

Scrivono i guerrieri di 80 anni dopo: «Che il Giorno del Ricordo diventi davvero e finalmente un momento di memoria di tutte le vittime civili, italiane e slave, e di denuncia delle gravissime responsabilità del regime fascista, le cui colpe sono state sminuite o semplicemente rimosse». Verrebbe da chiedere ma come vi permettete di oltraggiare in questo modo la memoria dei nostri connazionali massacrati dalle truppe di Tito...

Ma la faziosità non conosce ostacoli e la ricerca di visibilità porta ad eccessi folli. Vogliono celebrare le vittime slave e lo dicono affondando le unghie nella carne viva di chi quella storia l’ha vissuta attraverso il sacrificio dei propri cari. E hanno la faccia tosta di chiedere «sobrietà, rigore e completezza, senza alcuna faziosità».

Già, gli stessi “requisiti” con cui caratterizzano il monopolio sul 25 aprile contro chiunque non sia di sinistra e, peggio ancora, chi faccia parte delle comunità ebraiche. La memoria non deve essere il loro punto forte. E insistono: negli anni ci si è soffermati «sulla duplice tragedia delle foibe e dell’esodo, ignorando del tutto la più complessa vicenda del confine orientale citata dalla legge istitutiva, demonizzando associazioni, istituti di ricerca e singoli studiosi con inconsistenti accuse di negazionismo e di riduzionismo».
È roba incredibile, come se non sapessero che proprio nella legge istitutiva che originariamente si voleva - dalla sinistra - cancellare le foibe e lasciando solo il riferimento all’esodo. Ma grazie all’intervento autorevole e determinano, in Parlamento dovettero ammainare le bandiere rosse e dare il via libera alla legge Menia. E questo è quello che stabilito proprio il Parlamento, senza bisogno del revisionismo paranegazionista dell’Anpi, che ha sempre bisogno di condire di fascismo le sue uscite. Pensando ovviamente di farsi perdonare per quel blando «Senza nulla togliere all’efferatezza delle stragi nelle foibe ed alla gravità dell’esodo, che ricordiamo con rispetto e pietà». Ma che carini...

Come ha ricordato nobilmente il Secolo d’Italia ha ragione Indro Montanelli il quale diceva trent’anni fa che l’Italia era «il Paese del reducismo: tutti erano reduci da qualcosa e tutti erano presidenti di qualcosa. Con tutto il rispetto che merita la storia dei partigiani italiani, il fatto che oggi ci sia ancora un’associazione che ne porti il nome come fatto presente è già di per sé un’anomalia».

Ma ciò che pare ancora più grave - e per certi aspetti torbido- è la voglia di aizzare diatribe alla prima occasione utile da parte dell’Anpi. Vogliono dimostrare di esserci, anche se solo i loro schiamazzi lo fanno ricordare agli italiani.

È un modo di procedere davvero odioso: i terribili fatti accaduti lungo il confine orientale per decenni sono stati occultati persino agli studenti delle scuole. Le foibe cancellate dai libri di testo, ci volle la tenacia della destra italiana per combattere e vincere una battaglia di verità.

Quella dell’Anpi è guerra davvero di parte, che istiga a negare quel che successe contro gli italiani. Gli infoibati non erano fascisti, ma gente, popolo, Nazione, che furono massacrati e gettati vivi a morire in maniera atroce. E costoro pensano di poter oltraggiare la memoria in maniera da impuniti, quasi a impedire anche la deposizione di un fiore odi una corona su quel martirio tricolore. «Senza nulla togliere all’efferatezza delle stragi nelle foibe ed alla gravità dell’esodo, che ricordiamo con rispetto e pietà».
Che carini...

Bisognerebbe invece smetterla col linguaggio dell’odio e approcciarsi con realismo e rigore a quella tragedia. Ma siccome il mandante di quell’enorme eccidio, c’è chi ancora non riesce a rimuovere quella crudeltà dall’album di famiglia.