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Quentin, la sinistra non taglia i ponti col partito degli estremisti e frigna

Il Parlamento ricorda il 23enne ucciso a Lione e Avs si auto-vittimizza: "Sdegnati dal tentativo del governo di strumentalizzare questa vicenda". Salgono a 11 i fermati per il pestaggio. Meloni: "Una ferita per l'Europa"
di Mauro Zanongiovedì 19 febbraio 2026
Quentin, la sinistra non taglia i ponti col partito degli estremisti e frigna

3' di lettura

Sono undici le persone fermate dalla polizia per il linciaggio che una settimana fa ha causato la morte di Quentin Deranque, studente di matematica di 23 anni e militante della destra identitaria lionese.

Tra queste due ragazze di una ventina d’anni, sospettate di aver fornito agli autori del pestaggio un alloggio o un luogo di rifugio, ma soprattutto due collaboratori del deputato della France insoumise (Lfi) Raphaël Arnault. Favrot, secondo quanto riferito al Figaro da una fonte vicina all’inchiesta, non solo era presente durante l’agguato, ma avrebbe anche inferto i colpi mortali assieme ad altri cinque fermati. «Era uno dei principali obiettivi dell’operazione di martedì.

Non è un sospettato secondario o marginale», ha detto al Figaro la fonte. Membro del collettivo di estrema sinistra della Jeune Garde, fondato nel 2018 dal suo datore di lavoro Raphaël Arnault e sciolto lo scorso anno dal Ministero dell’Interno perché considerato una minaccia per l’ordine pubblico, Favrot era anche finito nel registro degli schedati “S” (la lettera con cui i servizi segreti marchiano gli individui considerati pericolosi per la sicurezza dello Stato) per le sue azioni violente. Ma non è tutto. Secondo le informazioni del Figaro, Favrot sarebbe inoltre noto alle forze dell’ordine per almeno quattro reati, tra cui “furto”, “detenzione di armi” e “lesioni personali”. Altri quattro dei sei principali sospettati, anch’essi militanti della Jeune Garde, sarebbero schedati “S” e attivamente sorvegliati dai servizi segreti. E c’è un altro collaboratore di Arnault nel mirino degli inquirenti: si tratta di Robin Chalendard, anch’egli membro della Jeune Garde, accusato di aver dato rifugio o fornito un alloggio a uno degli autori del pestaggio di Quentin.

TENTATIVI GOFFI

La France insoumise, il partito della sinistra radicale guidato da Jean-Luc Mélenchon, continua goffamente a negare i legami con i picchiatori della Jeune Garde, che ha fatto entrare all’Assemblea nazionale. «La France insoumise, come ho già detto più volte, non ha alcuna responsabilità nei drammatici fatti avvenuti. Quindi chiedo che ora si smetta con queste accuse, perché come vediamo da diversi giorni, queste accuse hanno poi delle conseguenze e portano un certo numero di militanti estremamente pericolosi a proferire minacce, intimidazioni, attacchi alla sede e ai locali», ha dichiarato Manuel Bompard, coordinatore di Lfi, in seguito all’allarme bomba che ieri mattina ha portato all’evacuazione temporanea della sede parigina del partito. Olivier Faure, segretario del Partito socialista, ha accusato Lfi di essersi alleata con una «milizia», la Jeune Garde, composta da membri che sono stati condannati per «violenze volontarie in riunione», mentre il presidente del Rassemblement national, Jordan Bardella, ha detto che «la Jeune Garde è il braccio armato di Lfi».

Sui social, ieri, è intervenuto anche il presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni: «L’uccisione del giovane Quentin Deranque in Francia è un fatto che sconvolge e addolora profondamente. La morte di un ragazzo poco più che ventenne, aggredito da gruppi riconducibili all’estremismo di sinistra e travolto da un clima di odio ideologico che attraversa diverse nazioni, è una ferita per l’intera Europa». Per il premier italiano, «nessuna idea politica, nessuna contrapposizione ideologica può giustificare la violenza o trasformare il confronto in aggressione fisica. Quando l’odio e la violenza prendono il posto del dialogo, a perdere è sempre la democrazia».

SINISTRA VITTIMISTA

Proprio su iniziativa di Fratelli d’Italia, la Camera ha ricordato ieri con un minuto di silenzio Quentin Deranque. La commemorazione offriva la possibilità a tutte le forze politiche di prendere una distanza netta dalla violenza politica, ma Avs, come i suoi alleati in Europa di Lfi, ha scelto la strategia della vittimizzazione e utilizzato la morte del giovane francese per accusare il governo, “reo” in questi giorni di aver ricordato le troppe contiguità dell’estrema sinistra parlamentare con l’estrema sinistra extraparlamentare. «Rischiamo di diventare bersagli», ha detto il leader di Avs Angelo Bonelli. «Raccogliamo l’invito al ricordo e alla condanna senza se e senza ma. Prendiamo distanza, un po’ sdegnati, dal tentativo per usare questa vicenda per condurre una battaglia politica. Se ne poteva fare a meno», ha aggiunto l’altro leader rossoverde Nicola Fratoianni.