Un’altra inchiesta (l’ennesima). E altre 32 assoluzioni. L’accusa? Sempre la solita: aver fatto il saluto romano. In questo caso in occasione della commemorazione delle vittime di Acca Larentia, ma processi analoghi ci sono anche a Milano (per le braccia tese alle manifestazioni in memoria di Sergio Ramelli) e in altre parti d’Italia...
Restiamo a ieri. Il gip del tribunale di Roma, come detto, ha prosciolto 32 persone, tra cui il leader di CasaPound Gianluca Iannone, accusate di aver fatto il saluto romano e gridato “presente”, il 7 gennaio 2024, ricordando i martiri di Acca Larentia. Il giudice ha deciso per il proscioglimento perché, semplicemente, non c’era «nessuna previsione di condanna». Ma come? Decine di persone tendono il braccio e non c’è «nessuna previsione di condanna»? È possibile? Sì, è possibile. Soprattutto alla luce delle ultime decisioni della magistratura...
Proviamo a fare chiarezza. Le sentenze in materia sono ormai tantissime, ma alcune hanno un peso maggiore. Come i due interventi della Corte costituzionale (sentenze nn. 74 del 06/12/1958 e 15 del 27/02/1973) che, come spiegato nel 2018 dai magistrati di Milano, hanno chiarito che «le manifestazioni usuali del disciolto partito fascista» sono reato solo se «possono determinare il pericolo di ricostituzione di organizzazioni fasciste in relazione al momento e all’ambiente in cui sono compiute». In altre parole, «le manifestazioni del pensiero fascista e dell’ideologia fascista in sé non sono vietate, attese la libertà di espressione e di libera manifestazione del pensiero costituzionalmente garantite, ma lo sono solo se pongono in pericolo la tenuta dell’ordine democratico». Questo perché, banalmente, la legge Scelba nasce per dare seguito alla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, che vieta la ricostituzione del partito fascista.
C’è poi un’altra sentenza importante, quella emessa nel 2024 dalla Cassazione a sezioni unite sulla commemorazione di Ramelli del 2016. Anche questa volta i supremi giudici hanno chiarito che il “presente” e il saluto romano integrano il delitto previsto dall’articolo 5 della legge Scelba soltanto se, «avuto riguardo alle circostanze del caso», possono essere espressione di «un concreto pericolo di riorganizzazione del disciolto partito fascista». Quindi, tirando le somme: - il saluto romano, in sé, non è un reato, visto che la libertà di espressione è tutelata dall’articolo 21 della Costituzione - il saluto romano diventa reato soltanto quando può «determinare il pericolo di ricostituzione di organizzazioni fasciste», visto che la ricostituzione del partito fascista è vietata dalla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione Evidentemente, per il gip di Roma, era difficile dimostrare che la manifestazione di Acca Larentia, che viene fatta da quasi cinquant’anni, potesse determinare il pericolo di una ricostituzione del partito fascista...
Dovrebbe essere tutto chiaro. Eppure a sinistra non si vogliono rassegnare. «Speravamo che la giurisprudenza potesse fare dei passi in avanti», ha detto Filiberto Zaratti, deputato di Avs, «invece arriva un’assoluzione, scelta per noi grave, perché il saluto romano è uno sfregio alla Costituzione antifascista ed è carico di una simbologia di violenza che va fermata». E la dem Debora Serracchiani ha ironizzato: «Anche questa volta Giorgia Meloni farà un video per attaccare i giudici?». Certo, ci sta che ai progressisti non piacciano le immagini dei saluti romani alle commemorazioni, ma forse devono rassegnarsi al fatto che non tutto quello che a loro non piace è un reato. Lo stabilisce proprio la Costituzione che citano sempre ma evidentemente leggono poco...
Una cosa è certa, il balletto sui saluti romani andrà avanti. E la domanda è inevitabile: quanto ci costerà ancora?




