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Iran, la sinistra si squaglia in Parlamento: come si sono presentati

di Fabio Rubinivenerdì 6 marzo 2026
Iran, la sinistra si squaglia in Parlamento: come si sono presentati

3' di lettura

Fregati da una fregata. La sbornia della sinistra italiana per il conducador Pedro Sanchez è durata lo spazio di una giornata. Scarsa. Il tempo, cioè, che il ministero della Difesa annunciasse l’invio della fregata spagnola “Cristobal Colon” a difesa di Cipro. Appoggiando di fatto l’analoga iniziativa presa dal governo francese. Addio neutralità iberica. Con buona pace anche dei commentatori come Michele Serra e Massimo Gramellini che su Repubblica e La Stampa ci avevano spiegato quanto sarebbe stato bello essere spagnoli. E a lenire il mal di testa post-sbronza dell’opposizione italiana, non sono bastate le parole del governo spagnolo sul fatto «mandare la fregata con scopi difensivi non vuol dire entrare in guerra». Una versione subito infilzata dal leader di Vox Santiago Abascal: «Pedro Sanchez è un bugiardo senza limiti. Dopo aver proclamato il suo no alla guerra, ha inviato una nave nella zona di guerra. Sanchez è un servile coi potenti e un tiranno con i deboli».

A sinistra han provato a far finta di nulla, continuando a raccontare del premier spagnolo «con la schiena dritta». Giusto per allungare il brodo in attesa che le Aule di Camera e Senato ospitassero l’informativa dei ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto, ignari del fatto che il peggio dovesse ancora succedere. Dopo aver sbandierato per giorni l’unità granitica dell’opposizione, la stessa si è presentata in aula con quattro mozioni distinte. Una firmata da Pd-M5S-Avs; un’altra da Italia Viva; un’altra ancora da Azione e Pld; e la quarta da +Europa. Una mezza disfatta. Alla fine l’unica a passare è stata quella presentata dalla maggioranza emendata con alcune proposte di Italia Viva, Azione e +Europa. Quella del “campetto” largo invece è stata bocciata. L’unica nota positiva per l’opposizione è che, a differenza di quanto successo nel passato, almeno il Pd non ha contato defezioni nelle sue file. Hanno votato tutti compatti. Quasi un evento.

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Mentre in aula e sui media si cianciava di quanto il governo contasse poco, ecco arrivare la notia della telefonata Macron -Meloni e successivamente l’annuncio che Francia, Italia e Grecia coordineranno il dispiegamento di mezzi militari a Cipro e nel Mediterraneo orientale «per garantire la libertà di navigazione nel Mar Rosso». Vista la malaparata ai compagni con varie gradazioni di rosso non è rimasto altro che ributtarsi sul loro gioco preferito: gli insulti al premier e al suo governo. Dopo aver accusato Meloni di non voler parlare coi giornalisti, ieri l’hanno attaccata per aver concesso un’intervista in radio, a Rtl 102.5. «Non viene in aula ma parla in radio. Vergogna!», il coro unanime dell’opposizione.

Per il Movimento Cinquestelle «Meloni scappa ancora - tuona Conte- è incapace di tenere la schiana dritta. Non riusciamo ad esprimere una posizone come ha fatto Sanchez con Trump». E abbiamo visto come è andata a finire... Analogo discorso vale per Elly Schlein: «Il premier Pedro Sanchez ha detto che la posizione della Spagna è semplice: no alla guerra. Noi la pensiamo come lui». E a sentire in radio la Meloni non è l’unica a pensarla così. Anche per l’ex premier Matteo Renzi «Meloni scappa dal Parlamento e fa monologhi alla radio. Su una crisi internazionale di tale portata manda i due ministri della Difesa e degli Esteri in Parlamento tra varie approssimazioni e ferie a Dubai». Poi però perde le staffe quando Tajani gli ricorda i suoi trascorsi - e i bonifici - con lo sceicco saudita Mohammad bin Salman. Per la piddina Chiara Braga «evidentemente il Parlamento è meno rilevante di una emittente radiofonica». Gli fa eco il collega di partito Giuseppe Provenzano: «Avremmo voluto qui Giorgia Meloni per parlare alla nazione, dal Parlamento, non dalla televisione, non alla radio, non è Churchill».

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