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Le donne non vogliono più scegliere tra figli e lavoro

È una storia costellata di rose e di spine seppure impreziosite dai colori delle mimose quella che si celebra oggi nell’anniversario dell’8 marzo
di *Lavinia Mennunidomenica 8 marzo 2026
Le donne non vogliono più scegliere tra figli e lavoro

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È una storia costellata di rose e di spine seppure impreziosite dai colori delle mimose quella che si celebra oggi nell’anniversario dell’8 marzo. Ricordiamo la forza delle donne che nel corso della storia  hanno saputo ricoprire ruoli apicali anche prima della conquista del voto. Mi piace spesso rievocare, essendo l’Inghilterra la mia terra natia, le sue più grandi regnanti che furono donne, la grande Elisabetta I, la regina Vittoria, Margaret Thatcher. Di donne eccellenti è costellata la storia: Cleopatra, Eleonora d’Aquitania, Caterina de’ Medici che regnò e diede al mondo dieci figli di cui tre re, ma ancora, le artiste eccezionali come Artemisia Gentileschi, le scenziate.

Donne che hanno plasmato il futuro ma per farlo nelle professioni, nell’arte, nelle scienze, troppo spesso hanno dovuto sacrificare il modo profondissimo, intimo, altrettanto potente che la donna ha di plasmare il futuro, anzi di crearlo, che è mettendo al mondo un bambino, crescendolo, educandolo, aiutandolo a formare la sua coscienza, la sua vita, il proprio ruolo nel mondo. Sempre fulgido l’esempio di Cornelia, madre dei Gracchi, che mostrando i figli disse «Haec ornamenta mea» e per incitarli nel loro impegno, gli diceva: «Vedremo se sarò ricordata come figlia di Scipione l’Africano o come madre dei Gracchi». Cornelia “madre”, “figlia”, ma la storia ancora non consentiva alla donna di essere lei, in prima persona la protagonista. Fu dopo molti secoli che cominciò la rincorsa per i diritti delle donne: le prime affermazioni si sono avute con i movimenti per la conquista del diritto di partecipare alla vita politica e pubblica, in Italia quest’anno celebriamo l’ottantesimo anniversario del diritto di voto per le donne. Un percorso lungo ma costante che ha visto donne dare il proprio contributo come parlamentari, presidenti delle Camera e del Senato, ministri, fino al grandissimo traguardo costituito dall’entrata di Giorgia Meloni a palazzo Chigi come primo presidente del Consiglio donna della storia d’Italia. Nel riavvolgere il nastro della molta strada fatta e delle conquiste ottenute l’immagine non può non soffermarsi sul tema della parità di accesso al mondo del lavoro, dove oggi le donne hanno conquistato vette un tempo inaccessibili o impossibili anche solo da immaginare. Tuttavia l’altra faccia della medaglia è costituita dalle grandi difficoltà di conciliare il ruolo di madre con quello di lavoratrice che costringono tantissime donne ad affrontare dure difficoltà e a cimentarsi nel ruolo di acrobate, saltando tra un impegno e l’altro per cercare di far quadrare i molteplici impegni familiari e lavorativi. Non tutte riescono a cavalcare la tigre di una vita lavorativa impegnativa con le molteplici esigenze familiari. Non tutte riescono la sera a spegnere la luce dopo aver messo a letto i bambini e a far quadrare le proprie aspirazioni con la realtà. E a volte arrivano le rinunce dolorose di quelle donne che sono costrette a scegliere tra famiglia e carriera.

Ora l’obiettivo va focalizzato nel permettere alle donne di non essere obbligate più a scegliere tra la propria professione e il ruolo fondamentale di madre. Un passaggio questo di enorme rilevanza stante il buio profondo dell’inverno demografico dell’occidente. Un crinale che rischia di ridurre insieme alle culle sempre più vuote l’orizzonte e il futuro stesso della nostra civiltà, accentuando un declino che ad oggi sembra inesorabile. Qui lo Stato può e deve intervenire con misure economiche e sociali concrete affiancate da una grande azione culturale, una mobilitazione che deve essere collettiva, nel riaffermare il fondamentale ruolo di madre. Molto ha fatto il governo e tante pagine abbiamo ancora da scrivere su questi temi. Tra queste reputo importante restituire dignità al ruolo genitoriale delle donne e degli uomini aiutandoli, grazie ai servizi, agli incentivi, nel ritrovare una cultura dell’accoglienza della vita per autentiche pari opportunità cui necessariamente devono affiancarsi pari responsabilità genitoriali. Se la società ha visto le donne arrivare in questo secolo di grandi conquiste civili, ora deve stringersi attorno a loro e sostenere le nuove generazioni. Hanno avuto la strada aperta dalle straordinarie conquiste raggiunte ma ora la chiamata collettiva va rinnovata e deve essere parimenti forte e determinata di quella che ci portò a frantumare i tetti di cristallo. L’urgenza è la medesima e deve investire di nuovo tutta la società perché, per rendere migliore il cammino della nostra umanità, è necessaria un’ulteriore evoluzione nel ruolo non già solo della donna, ma dei nostri giovani, affinché superino l’attuale situazione per trovare un nuovo equilibrio tra affermazione personale, professionale e genitorialità. Se riusciamo a fare questo, senza opposizioni ideologiche, ma in una grande alleanza, credo che offriremo il più bello dei regali, alla donna, e alla nostra epoca.

*Senatrice della Repubblica