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Referendum, le bufale elettorali di Giuseppe Conte: "Il sorteggio un trucco", "Scudo politico"

di Tommaso Montesanovenerdì 20 marzo 2026
Referendum, le bufale elettorali di Giuseppe Conte: "Il sorteggio un trucco", "Scudo politico"

5' di lettura

«Mi permetta: io sono stato nell’organo di autogoverno - lo sa? - della giustizia amministrativa». Come dire: caro Bruno Vespa, lei lo sa con chi sta parlando? Studio di Cinque minuti, su RaiUno, mercoledì sera. Da una parte Bruno Vespa, dall’altra lui, Giuseppe Conte. Il presidente del M5S che per una sera torna avvocato, giurista per eccellenza, professionista che non teme rivali sui temi della giustizia. «Lei non mi ha ascoltato: la separazione delle carriere esiste già», sentenzia l’ex premier di fronte a un Vespa sbigottito. Il conduttore di Porta a Porta lo corregge «delle funzioni...»- ma Conte va come un treno e per non rischiare butta la palla in tribuna: «E sono funzioni, etc. Allora se... allora le rispondo in altro modo: oggi abbiamo un Csm e qui questo governo lo divide per indebolirlo in tre organi». Ecco, in questo scambio di battute c’è tutta la campagna elettorale del presidente M5S sul referendum: vanità, battute populiste e, tanta e voluta, imprecisione. Solo nelle ultime 48 ore, tra lo studio della Rai e piazza del Popolo, dove ha partecipato alla manifestazione di chiusura delle iniziative del “Comitato della società civile per il No” insieme agli altri leader della sinistra, Conte ha messo in fila una quantità di bufale niente male.

1. «La separazione delle carriere esiste già».
Conte, come tutti gli esponenti del fronte del No, “vende” la norma introdotta dalla riforma Cartabia del 2021 come una separazione delle carriere «nei fatti». L’errore è doppio. Il primo: la legge che porta il nome dell’ex Guardasigilli limita, e non esclude, solo i cambi di “funzione”. Le “funzioni”, appunto, non le carriere. La riforma Nordio, infatti, interviene sia sui concorsi per accedere in magistratura, che saranno separati- mentre oggi il concorso è unico - sia sugli uffici che dovranno regolare, appunto, la “carriera” della toga (promozioni, valutazioni, trasferimenti, assegnazione di sedi). Pm e giudici avranno due organi di autogoverno separati (oggi c’è un Csm unico per tutti).

2. «Questa è una riforma truffa per consentire alla politica di impossessarsi degli organi di autogoverno della magistratura».
La riforma della giustizia su cui domenica e lunedì prossimo si terrà il referendum non assegna alla «politica» il controllo dei due Csm e dell’Alta Corte disciplinare, cui spetterà esercitare la giurisdizione disciplinare nei confronti dei magistrati ordinari, sia giudicanti che requirenti. Il rapporto di forze tra laici e togati nel Csm resterà invariato - un terzo i primi, due terzi i secondi - mentre l’Alta Corte sarà composta da quindici giudici.

3. «Peri laici il sorteggio è una finzione, saranno un drappello organizzato che agirà in nome e per conto dei partiti».
In un’intervista ad Avvenire l’ex premier ha usato la parola «finzione». Da Vespa, invece, ha parlato di «trucco». La sostanza non cambia: per Conte l’estrazione a sorte dei componenti del futuro Csm nasconde qualcosa di losco. Una «truffa», secondo lui, vista la differenza tra il sorteggio puro per i togati e la compilazione dell’elenco da parte del Parlamento, da cui poi attingere, per i componenti “laici”. Una differenza dovuta alla diversa “platea” - anche numerica- di provenienza: mentre per i circa 10mila togati in servizio si dà per certo il possesso delle competenze amministrative e delle conoscenze sulla magistratura, è ovvio che non è pensabile effettuare il sorteggio tra tutti i docenti universitari e gli avvocati con almeno 15 annidi servizio, visto che si tratta di oltre 80mila persone. Oltretutto è stata già smentita la bufala dell’assenza della maggioranza qualificata in Parlamento per la compilazione della lista dei “laici”. Circostanza che obbligherà maggioranza e minoranza a cercare accordi.

4. La riforma punta a «indebolire l’indipendenza della magistratura mettendola sotto il controllo del governo di turno»; «se passa la riforma, la legge non sarà più uguale per tutti».
Conte, come la segretaria del Pd, Elly Schlein e il Comitato “Giusto dire No” vicino all’Anm, diffonde la balla della riforma che, se approvata, metterebbe i giudici alle dipendenze della politica. Il testo Nordio, però, non tocca l’articolo 104 della Costituzione, quello che garantisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Antonio Di Pietro, ex pm di Mani pulite, sulla Stampa ha smontato la balla delle toghe all’angolo con la riforma: «Un falso. Ieri, oggi e domani un’inchiesta tipo Mani pulite si potrà fare sempre».

5. «Ci vogliono far tornare indietro nel tempo, all’Ancien Régime, quando c’era un monarca sovraordinato a tutti i cittadini e non sottoposto alla legge».
Benvenuti nel favoloso mondo politico di Giuseppe Conte, secondo cui una legge di riforma costituzionale, approvata dal Parlamento con la procedura complessa prevista della Costituzione - doppia lettura di Camera e Senato - vistata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ed eventualmente approvata dagli elettori, riporterebbe l’Italia indietro a non si sa quale epoca storica.

6. «Non serviva modificare 7 articoli della Costituzione»; «tutto questo significa smantellare un pilatro della nostra Costituzione».
La Carta come un feticcio intoccabile. Per l’ex premier la riforma è da respingere perché modifica la Costituzione. La «smantella». Una «visione devozionistica» della Carta, l’ha definita il costituzionalista Giovanni Guzzetta sul Riformista, che tradisce «proprio la volontà e lo spirito dei costituenti. I quali non immaginavano di consegnare agli italiani una sacra reliquia da venerare, ma un corpo vivo» da aggiornare.

7. «L’Alta Corte disciplinare può configurarsi come un Tribunale speciale che sarebbe vietato dalla Costituzio ne».
“Tribunale speciale” è un’espressione con la quale Conte, surrettiziamente, evoca organi di derivazione totalitaria. L’Alta Corte, invece, erediterebbe la competenza attualmente esercitata dalla Sezione disciplinare del Csm e sarebbe composta da quindici giudici di cui tre nominati dal presidente della Repubblica, che evidentemente Conte vede complice del disegno autoritario.

8. La riforma «non c’entra nulla con l’efficienza e infatti non c’è un euro per migliorare il servizio giustizia».
Quella al vaglio degli elettori domenica e lunedì prossimi è una riforma dell’ordinamento giudiziario, non una riforma del processo penale né di quello civile. Invocare più investimenti per la giustizia, o maggiori infrastrutture per procure e tribunali o un adeguamento della pianta organica dei magistrati, per contestare la separazione delle carriere, la riforma del Csm e l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare è un inganno.

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