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OPINIONE

L'avversario è il partito anti-Occidente

di Mario Sechidomenica 29 marzo 2026
L'avversario è il partito anti-Occidente

2' di lettura

Il caso di Ilaria Salis identificata dalla polizia a Roma in base a un “alert Schengen”, su richiesta della Germania; Bonelli e Fratoianni che dichiarano guerra a Berlino; la ghigliottina in piazza, le foto di Meloni, Nordio e La Russa a testa in giù e lo striscione di sostegno per l’anarchico Cospito (punto di riferimento della coppia saltata in aria a Roma mentre fabbricava una bomba); Giuseppe Conte in versione Zelig, pronto a ritornare un “Giuseppi” di sinistra, non prima di aver soffiato la leadership del campo largo al Pd; Elly Schlein sotto assedio che si rifugia nella retorica sul cambiamento dell’Unione europea, dimenticando che i socialisti sono il secondo gruppo parlamentare a Bruxelles e fanno parte della maggioranza che sostiene Ursula Von Der Leyen.

È una giornata di ordinaria follia dell’opposizione che si sente già al governo dell’Italia. Il fronte del No si è impossessato del discorso politico, l’Associazione nazionale magistrati sente di avere «una delega forte» e nessuno si interroga sulla trasformazione della magistratura in movimento plebiscitario. Nelle piazze si agitano fan dei dittatori e antisemiti, in televisione passano servizi che sembrano inviati da TeleTeheran.

I mesi che ci separano dalle elezioni saranno incandescenti, l’avversario ha mutato forma e sostanza, non è più il centrosinistra, ma il magma del fronte del No a cui i progressisti hanno appaltato la rappresentanza. Ieri lo scrittore Maurizio De Giovanni, chiamato a illuminare le masse sul palco di +Europa, ha parlato come un oracolo di attesa «della seduta chemioterapica di novembre negli Usa». La chemio, il cancro, il male. L’abbandono dell’Atlantismo è nelle parole dei presunti colti, si sono messi in moto meccanismi di autodistruzione dell’identità occidentale e rimozione della realtà: l’America viene dipinta come una potenza ostile, mentre l’Europa è idealizzata come il regno della pace (con una guerra al suo interno che va avanti da oltre 4 anni), un Eden disarmato, pronto alla resa. La posta in gioco è questa, per vincere bisogna radunare le forze e.