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Meloni nel Golfo, la sinistra a secco sbrocca: "Scappa perché non sa che fare"

di Fabio Rubinidomenica 5 aprile 2026
Meloni nel Golfo, la sinistra a secco sbrocca: "Scappa perché non sa che fare"

4' di lettura

Ad ascoltare le lagnanze della sinistra sul viaggio lampo nel Golfo del premier Giorgia Meloni, sembra di precipitare in quella famosa canzone di Gian Pieretti, Pietre. La ricordate? Se sei bello ti tirano le pietre, se sei brutto ti tirano le pietre... e avanti così. Insomma, va bene che l’opposizione deve fare il suo mestiere, che è quello di criticare chi sta in maggioranza, ma a tutto c’è - o dovrebbe esserci - un limite. Perché qui c’è in gioco la sopravvivenza economica non solo del nostro mondo produttivo, ma anche quella di migliaia di famiglie stritolate da caro-benzina e caro-bollette. E allora un po’ di buon senso - almeno in politica internazionale sugli approvvigionamenti energetici - sarebbe più che gradito.

E invece no. Mentre il premier faceva il tour energetico dei Paesi arabi, qui in Italia la sinistra era impegnata a praticare il suo sport preferito: lagnarsi, insultando Giorgia Meloni rea di aver detto una verità sacrosanta: «Noi tuteliamo gli italiani, la sinistra critica dal divano». E allora eccola qui la carrellata dei “nuovi mostri”, politici s’intende. La capogruppo alla Camera del Pd, Chiara Braga non crede «che l’iniziativa di Meloni produrrà un granché. È un’iniziativa che serve soprattutto a rilanciare la sua immagine, la sua proiezione internazionale e allontanarsi il più possibile dal pantano in cui è precipitato il governo dopo la sconfitta al referendum». Poi attacca: «Meloni, dopo una timida presa di posizione, non riesce a dire che la guerra scatenata da Trump e Netanyahu sta provocando danni enormi ai cittadini italiani». Mica vero.

A parte che la presa di posizione contro la guerra è stata netta ed espressa dal premier e dai suoi ministri in più occasioni; poi se non fosse stata conscia delle difficoltà delle famiglie e delle aziende italiane, che cosa ci sarebbe andata a fare nel Golfo? Anche il suo omologo al Senato, Francesco Boccia parte lancia in resta: «Meloni non gestisce alcuna crisi: arranca, insegue i problemi. Se torna con prezzi più bassi per l’energia siamo tutti contenti, ma quanto può durare? Manca una strategia». E allora ecco l’idea geniale: «Se vuole fermare la crisi deve andare a Washington e a Tel Aviv a dire: fermatevi». Poi, magari, andrà a Mosca e a Kiev a dire «fermatevi»? Sciocchi noi a non averci pensato.

In serata giunge anche il “prezioso” contributo della segretaria Pd Elly Schlein: «Così non si può andare avanti, le famiglie sono in bolletta e le imprese perdono competitività. Inoltre comincia a mancare il carburante per i voli aerei che vengono razionati. Intanto la guerra prosegue e i prezzi rischiano di salire ancora, mangiandosi pure gli effetti dei decreti del governo, le cui risposte saranno solo un pannicello caldo se non si pone fine al conflitto - chiude Schlein - Essere acriticamente subalterni a Trump ci sta causando solo danni: lui si deve fermare e questa guerra illegale deve finire, il governo lo deve dire con chiarezza».

Al teatrino delle contumelie non poteva mancare la coppia più a sinistra della politica italiana: Bonelli e Fratoianni. Per il primo la missione del premier «rappresenta un elemento di fallimento e disperazione politica del governo. Meloni guarda al Medioevo e non alla modernizzazione dell’Italia che passa attraverso le energie rinnovabili che renderebbero l’Italia non ricattabile dalle guerre». Sulla propaganda green punta anche Nicola Fratoianni, che prima confessa «l’imbarazzo per una Meloni che va in giro con il cappello in mano di fronte a emiri e padroni di gas e petrolio di varia natura».

Poi filosofeggia sul fatto che «in Italia un megawattora di energia elettrica costa in media quasi 140 euro, mentre nella Spagna di Sanchez, grazie all’investimento in rinnovabili che copra il 60% del fabbisogno del Paese, il prezzo è sotto i 30 euro». Fratoanni, però, dimentica di dire che la Spagna veleggia tra un blackout energetico e l’altro. Il più clamoroso, quello dell’aprile 2025 quando il Paese si fermò per 16 ore, è costato agli spagnoli 1,6 miliardi. Altro che il prezzo del chilowattora. Alla fiera della critica non potevano mancare i 5Stelle. Sergio Costa spiega così che «Un Paese che ha bisogno di un blitz a sorpresa per garantirsi l’energia sta mostrando fragilità».

Sennonché gli strilli vengono stigmatizzati dall’ex ministro Franco Bassanini, non un esponente della destra: «Che senso hanno le critiche dell’opposizione alla missione nel Golfo della Meloni? Tanto più che è stata accompagnata da una chiara affermazione di dissenso rispetto all’azione di Trump. Criticare tutto ciò che fa il governo non giova alla credibilità dell’opposizione, me lo spiegò Napolitano: nei momenti di crisi è più che mai necessaria la coesione nazionale sulle scelte condivise. Rinforzare i rapporti coi Paesi del Golfo non dovrebvbe essere una scelta condivisibile?».

Veniamo al capogruppo di Fdi alla Camera, Galeazzo Bignani: «La missione del premier è un segnale di grande attenzione per le famiglie e le imprese». Per il suo omologo al Senato, Lucio Malan «il viaggio di Meloni rafforza la nostra sicurezza energetica. Il fatto di essere il primo leader occidentale nell’area dall’inizio della guerra conferisce all’Italia un prestigio particolare».

Beninteso, tutti gli esponenti politici di sinistra sono gli stessi che se il viaggio lo avesse fatto Macron o Sanchez, avrebbero speso parole per dire che «quelli sì che sono leader politici, veri statisti», financo «vicini alla santità». Altro che Meloni...