Super-Tele-Sciacquone, l’indigeribile giornalistico scaricato fragorosamente sulla tv pubblica. Stiamo parlando di Report, di Sigfrido Ranucci, il gattone di Raitre, l’unico felino al mondo ad avere un padrone. Ma che avete capito? Alludiamo al pubblico, non a uno schieramento politico. Che poi il suo pubblico oscilli tra il grillismo e l’estrema sinistra è un dato di fatto; lui lo sa e lo serve a modino. Torna domenica prossima Ranucci, Segafredo per gli estimatori, perché le sue trasmissioni sono un concentrato di caffeina pura e vogliono lasciare l’amaro in bocca.
La miscela è sempre la stessa: dagli contro al governo e alla destra; per lui è destra anche Matteo Renzi, per intendersi, al quale ha dedicato più di una trasmissione rilanciando scandali poi finiti in nulla. I bersagli preferiti oggi sono Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia, come ieri erano Matteo Salvini e la Lega e prima ancora Silvio Berlusconi. I metodi pure sono consolidati. Qualche procura o qualche investigatore fornisce la palla di fango e lui la butta in prima serata. Se la vittima ha buoni argomenti per controbattere, il montaggio si occuperà di farla sembrare comunque un deficiente, quindi tanto vale non replicare. Anche perché a chi protesta viene meccanicamente risposto: abbiamo dovuto tagliare, la tv ha i suoi tempi.
Ecco perché Ranucci mi chiama "mostro"
Sigfrido Ranucci ospite di Pulp, il podcast di Fedez e Marra, ha attaccato nuovamente Esperia dopo un servizio su Report...Ieri è partita la grancassa, con la consueta anticipazione tramite stampa amica. Il Fatto Quotidiano ha annunciato in prima pagina che Report torna con una bomba: un selfie che Giorgia Meloni nel 2019, a un evento pubblico di Fdi, ha concesso a tale Gioacchino Amico (certo non di lei), uno sconosciuto ora pentito di mafia. La premier non c’entra, «nessuno ne mette in discussione l’onestà», precisa il presentatore, «però...», intanto la infila nel pentolone, riesumando pure il padre con cui Giorgia ha tagliato ogni rapporto a 11 anni. Servizio (giornalistico) completo, alla stampa è seguita la televisione, con Ranucci a far salire gli ascolti della concorrenza, da Lilli Gruber, su La7.
Solo in studio, in pratica senza contraddittorio. Non è la prima volta che il vicedirettore Rai si fa pubblicità presso altre emittenti. Gli è stata inviata anche una lettera di richiamo che gli rimproverava di farsi i fatti suoi senza il nulla osta dell’azienda, ma il giornalista è un intoccabile e chi gli ricorda i suoi doveri fa la figura di quello che vuole tappargli la bocca. Funziona così la tv pubblica, è tutto un gioco di coperture politiche e potere: lui è il marchese del Grillo di Raitre e se provi a fargli rispettare le regole, o ti permetti anche solo di rammentargliele, finisci sul patibolo al posto suo, come il povero carbonaio Gasperino.
Da quel che si intuisce dalle anticipazioni, è difficile capire se quello di domenica prossima sia un ritorno «con le inchieste preparate dalla nostra squadra in questa pausa», come annuncia l’interessato, o non piuttosto una replica di Super-Tele-Sciacquone. Anche perché Ranucci non si è mai fermato. A febbraio ha fatto uno speciale dedicato al referendum sulla giustizia che gli è costato da parte della politica l’accusa di fare disinformazione anziché servizio pubblico, perché era arduo per il telespettatore capire che il Sì era una delle opzioni di voto in campo. Ma anche stavolta dopo le polemiche tutto si è aggiustato.
Ranucci a Otto e mezzo, sfregio a Meloni sul caso Amico: "Facciamo gli interessi di Fratelli d'Italia"
"Facciamo gli interessi di Fratelli d'Italia". Dopo aver fatto esplodere il caso-Amico, l'ultimo "...Di certo siamo all’antipasto, molto robusto, di quello che accadrà nei prossimi quattordici mesi, da qui alle prossime Politiche. La sinistra non ha ancora né un programma né un leader né tantomeno un’idea di Italia da raccontare agli elettori. Però ha un esercito di cecchini allenati a sparare a palle incatenate contro il centrodestra; e se la goccia scava la pietra, figurarsi cosa possono fare le granate. Lanciarle ossessivamente, ogni giorno, contro la maggioranza è la sola strategia dell’opposizione per vincere; salvo poi ritrovarsi senza sapere cosa fare ed essere costretta alla guerra civile. Un film già visto, ma per Ranucci e compagni Super-Tele-Sciacquoni, è tutto grasso che cola. A voler essere raffinati...




