Continua a far discutere il patentino antifascista richiesto dalla fiera "Più libri più liberi". Dopo le dure critiche di Giorgia Meloni, ora persino alcuni dei più celebri intellettuali di sinistra e alcuni giornalisti si sono scagliati contro l'assurda richiesta degli organizzatori della fiera. In prima linea si è schierato il filosofo Massimo Cacciari che, dopo aver appreso la notizia, ha parlato di "un delirio e una follia". "Penso - ha continuato - si siano bevuti il cervello, chiedono di firmare una dichiarazione come quella in cui dichiari di non essere mafioso. Una dichiarazione di questo genere supera ogni limite, tra poco dovremo firmare le dichiarazioni per dire che si è contro Putin o contro Trump".
Lo segue a ruota Luciano Canfora, professore di Lettere antiche a La Sapienza di Roma. "È una cosa che fa ridere, gli editori non sono partiti politici", ha detto. "Il problema - prosegue - è molto semplice. Io ritengo l’antifascismo un valore positivo, ma c'è anche un grande storico come il mio amico Franco Cardini che quando gli chiesero in una trasmissione televisiva se fosse antifascista rispose: lo diventerò". E ancora: "La dichiarazione di antifascismo è una decisione dissennata che si espone a critiche di ogni tipo, l’editore non è un funzionario pubblico che deve giurare sulla Costituzione ma una figura che fa impresa e può fare quello che gli pare".
Sulla stessa linea anche il filosofo Simone Regazzoni, che ha dichiarato: "La cultura è lo spazio libero, aperto, dinamico del confronto e del conflitto delle idee, tutte le idee. Solo in uno Stato etico o totalitario si possono chiedere agli operatori culturali dichiarazioni di fede politica o di altro tipo. Sono piccoli ricatti morali che avviliscono la cultura e creano pericolosi precedenti. Se in Italia esistono ancora intellettuali liberi, bene questo è il momento di farsi sentire".
Profonda indignazione anche per il sociologo Luca Ricolfi che a Il Giornale ha detto: "È il principio di dover firmare una dichiarazione sui propri convincimenti che è sbagliato, perché profondamente illiberale. In una società libera puoi chiedere al cittadino di certificare dei fatti, ma è folle chiedergli di certificare il possesso di determinati convincimenti, quali che essi siano. I convincimenti di una persona sono insindacabili, esigere che siano di un tipo piuttosto che di un altro è una inammissibile intrusione nel suo mondo interiore".
Dure critiche arrivano anche da noti giornalisti. Paolo Mieli parla di una "decisione assurda e stravagante". Giuliano Ferrara, senza giri di parole, dice che "è una st*ata". E aggiunge: "Speriamo si trovino dodici antifascisti che rifiutino questa dichiarazione che è una barbarie non radicata nell’anima culturale del Paese. Allora perché non firmare un certificato di anticorruzione o anticomunismo?". Bella domanda.