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Massimiliano Fedriga gela i gufi: "In Lega niente crisi. Vannacci? È grillino"

di Alessandro Gonzatolunedì 22 giugno 2026
Massimiliano Fedriga gela i gufi: "In Lega niente crisi. Vannacci? È grillino"

3' di lettura

Come Grillo e Conte, solo senza superbonus né banchi a rotelle. Massimiliano Fedriga impallina Roberto Vannacci. Lo fa dalla festa regionale della Lega, a Car pacco, in provincia di Udine, profondo Nordeste tra le roccaforti del partito: «Io dico “non votateci” alle persone che (...) vogliono credere a chi dice che risolverà i problemi dell’immigrazione o della sicurezza in un giorno in ogni angolo di questo Paese. Quelli che pensano all’arrivo di un messia», ha proseguito il governatore del Friuli Venezia Giulia, «sono gli stessi che in buona fede hanno creduto ai 5Stelle nel 2018. Abbiamo un esempio empirico, abbiamo visto il fallimento di quel progetto basato solo sul prendere voti e non per dare risposte alla nostra gente». Fedriga ha continuato: «Penso che sia un problema di chi vuole credere a questa stupidaggine, e chi la propone sta prendendo in giro i cittadini. Questo non è il Dna della Lega. La gente vuole risposte, e le risposte stanno dentro questo principio di serietà». Il governatore ha affondato il colpo: «Dico di non votare Lega a chi pensa che se vota magari qualche generale, questo vi fa avere più soldi a tutti». Ci manca solo il reddito di cittadinanza.

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Fedriga ha pubblicato il video sui propri canali social e con un messaggio a corredo ha rincarato la dose: «Chi promette tutto sottovaluta l’intelligenza dei cittadini. Gli slogan raccontano i problemi ma non li risolvono. Per le soluzioni servono responsabilità e rispetto per le persone». Nelle stesse ore, in Veneto, l’ex vice di Luca Zaia, Elisa De Berti – oggi consigliere delegato ai Trasporti – su Instagram ha pubblicato una sua foto mentre indica uno striscione con su scritto “Luca Zaia, la Lega e i militanti hanno bisogno dite”. In alto, nell’angolo dello stesso striscione, un’altra scritta: “Grazie Matteo”. «Non è un messaggio contro qualcuno», ha commentato De Berti. «A Salvini va il mio ringraziamento per ciò che ha dato alla Lega, le energie, il tempo, affrontando anche vicende difficili che l’hanno segnato profondamente (...). Ma la politica impone la capacità di rappresentare le aspettative di tanti cittadini che negli anni hanno creduto nel nostro progetto».

Salvini ieri era tra i militanti ai gazebo della Lega, a Milano, dove si votata per le “primarie” in vista della scelta del candidato sindaco (10mila votanti). Il segretario ha tagliato corto: «Infastidito per gli striscioni? Io adoro la democrazia e il confronto con chi non la pensa come me. Rispetto i militanti che mi hanno chiesto l’anno scorso di lavorare per quattro anni, e questo farò». Il vicepremier leghista ha sottolineato: «Coinvolgere i governatori sì, cominciamo domani (oggi, ndr) con Zaia, Fontana, Fedriga, Fugatti, Stefani e i sindaci, coi due ministri fondamentali all’Economia e all’Autonomia. Il fatto che la Lega abbia una squadra e sia migliore di tanti altri sarà sempre più evidente». Oggi pomeriggio è in programma il “Tavolo dei territori” e Fedriga è d’accordo con questa cabina di regia: «È una scelta corretta, ma quale partito spaccato...». Stamattina invece è previsto lo scrutinio delle primarie milanesi: «Sono orgoglioso del fatto che nonostante il caldo migliaia di milanesi stiano venendo a darci la loro idea di città. Un candidato sindaco che mi piacerebbe», ha evidenziato Salvini, «si chiama Silvia Sardone. Arrivati i risultati li offriamo al centrodestra sperando che entro l’estate ci sia il nome. La Lega non imporrà nessuno», ha tenuto a precisare, «ma riteniamo di avere donne e uomini e idee da offrire». Sardone, europarlamentare al secondo mandato e consigliere comunale, è una catalizzatrice di preferenze.

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«Conosce Milano e ama Milano», ha detto Salvini, «non mi interessa il titolo “la Lega vuole il sindaco”». Il Pd potrebbe schierare Pierfrancesco Majorino, presidente del gruppo dem in Regione: «È assolutamente battibile», ha risposto il vicepremier, «non so come sceglieranno il candidato a sinistra, ma non ho paura. L’unica cosa che temo sono i tempi lunghi del centrodestra come l’ultima volta, perché quando arrivi a offrire il candidato sindaco a poche settimane dalle elezioni, è chiaro che i milanesi non ci stanno». Primarie di coalizione per sceglierlo? «Se vogliamo scegliere ai gazebo il sindaco di centrodestra che manderà a casa il Pd e farà dimenticare il poco e nulla di Sala, perché no?». Sardone è pronta: «Se facciamo le primarie di coalizione e il mio partito è d’accordo, io corro. Vediamo se gli altri ci stanno. Altrimenti decideranno i leader, la mia opinione conta poco». L’investitura di Salvini? «Ne sono onorata».

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