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Giorgia Meloni, la "cura" del Corriere della Sera? Non votarla

di Fausto Carioti mercoledì 15 luglio 2026

3' di lettura

È un genere giornalistico al quale i lettori del Corriere della Sera dovrebbero essere abituati: l’editoriale finto bipartisan, in realtà fiancheggiatore fino al midollo. Carlo Verdelli, ex direttore di Repubblica, lo ha praticato ieri. Il titolo è “La cura che serve al Paese”, l’abbrivio è quello dell’osservatore al di sopra delle parti, il messaggio - a un anno, o forse meno, dalle elezioni politiche è che questa destra, signora mia, è pericolosa: bisogna fermarla. Il cliché è collaudato. Prima parte: l’inventario dei dolori nazionali. Salari reali fermi dal 2000, debito pubblico al 138,4% del Pil, 90mila medici fuggiti dal servizio pubblico, una demografia che entro il 2080 porterà l’Italia a 45 milioni di abitanti, eccetera.

Segue la mini-concessione retorica all’avversario, utile per atteggiarsi a terzista: «Care concittadine e concittadini, sarebbe ingiusto dare tutta la colpa di questo affresco poco rassicurante all’ultimo governo, come sarebbe illusorio pensare che cambiare maggioranza metterà d’incanto la nave Italia sulla giusta rotta». Però... «È però innegabile che le cose non stanno funzionando, e non sarà agitando paure o spettri di nemici spesso più immaginari che reali che si guiderà il Paese fuori dalle secche...». Marco Antonio, nel “Giulio Cesare” di Shakespeare, usa la stessa tecnica: «Vengo a seppellire Cesare, non a lodarlo».

Poi rivolta la folla contro i congiurati, e Verdelli prova a rivoltare i lettori del Corriere contro la destra di governo. Subito dopo, infatti, arriva la ciccia. Lo straniero diventa il capro espiatorio agitato dalle «forze più forti dell’esecutivo». L’ultima prova è il caso del giovane algerino con divieto di dimora che a Milano ha sfregiato una ragazza marocchina: il «gesto di un folle» trasformato deplorabilmente nel «simbolo dell’islamico estremista che umilia a sangue le donne». È la linea del Pd e di Avs, per cui l’allarme per le bande dei maranza e per le violenze degli immigrati è frutto di un’errata percezione e della propaganda della destra: «Avete paura nelle vostre città? Trovato il colpevole».

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QUALCHE NUMERO
Cita qualche numero, Verdelli. Per esempio il fatto che oggi gli immigrati sono quasi il 16% degli assicurati Inps e così «già contribuiscono alle nostre pensioni» (addendum per i lettori del Corriere: non lo fanno gratis, ma in cambio di future e meritate pensioni). Per concludere con l’appello finale: «Care concittadine e concittadini, scegliete chi vi pare ma prestate attenzione ai giochi di prestigio, a chi trasforma un’ombra in un’eclissi. I semi dell’odio producono piante esuberanti a crescita istantanea». Insomma, lettori del quotidiano di ciò che resta della buona borghesia milanese, votate chiunque tranne la destra.

Verdelli avrebbe potuto elencare altri dati, anche sul trattamento delle donne. Ad esempio, quelli che mostrano come nel 2024, ultimo anno certificato dall’Istat, gli stranieri - pari a circa il 9% della popolazione residente - siano stati responsabili del 44% delle violenze sessuali denunciate in Italia: la nazionalità più rappresentata è quella marocchina, seguita da quelle rumena, tunisina, egiziana e nigeriana.

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E NON BASTA...
Cita qualche numero, Verdelli. Per esempio il fatto che oggi gli immigrati sono quasi il 16% degli assicurati Inps e così «già contribuiscono alle nostre pensioni» (addendum per i lettori del Corriere: non lo fanno gratis, ma Nelle rapine gli stranieri hanno superato gli italiani in valore assoluto: ne hanno compiute il 52% del totale e anche qui il primato spetta al Marocco, seguito da Tunisia ed Egitto. Negli omicidi volontari gli stranieri pesano per il 24%, nello sfruttamento della prostituzione per il 64%, e l’elenco potrebbe continuare.

Avrebbe potuto ricordare i dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, secondo cui gli stranieri nelle carceri italiane superano il 31% del totale. Percentuale che in Trentino-Alto Adige, Veneto, Liguria ed Emilia-Romagna va oltre il 50%. Colpa dei «semi dell’odio»? In questo modo, però, Verdelli non sarebbe potuto arrivare dove voleva. Meglio sorvolare. Non è un’anomalia, quella di un Corriere così schierato. Nella sua storia ci sono precedenti più illustri. E il suo editore, Urbano Cairo, è lo stesso che controlla La7: la rete che ha fatto del giornalismo di opposizione al governo Meloni la sua cifra identitaria.

In un articolo pubblicato ieri, Il Domani racconta che a sinistra serpeggia una preoccupazione crescente: Rai 3 non è più la roccaforte di un tempo; Report traballa per i pasticci di Sigfrido Ranucci; Repubblica, passata all’editore greco Theo Kyriakou, è un’incognita. «Sinistra senza voce», titola quindi Il Domani. Ma è una notizia fortemente esagerata, e la colonna sinistra della prima pagina del quotidiano di Cairo sta lì a dimostrarlo.

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