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Bertinotti, "la sabbia e la torre": Pd e M5s umiliati

di Roberto Tortoragiovedì 6 agosto 2026
Bertinotti, "la sabbia e la torre": Pd e M5s umiliati

2' di lettura

Presidente della Camera, per trent'anni sindacalista, leader di Rifondazione Comunista. Oggi fuori dalla politica attiva. Ma di politica vive e respira ogni giorno. È Fausto Bertinotti, intervistato dal Giornale, subito critico con la politica italiana: “È attraversata da una linea di faglia che separa l'alto e il basso della società. Tutta la politica galleggia sopra la società. Non sta dentro la società”.

Da qui, quindi, anche la critica alle lotte interne del campo largo: “Le ragioni di queste contese sono interne ai ceti politici. Si fermano lì. E anche quando si riparano dietro a grandi ideali, in realtà pongono solo problemi di potere. Non c'è più la connessione sentimentale con il popolo della quale parlava Gramsci”. Uno solo il motivo per lui: “La fine del Novecento, la sconfitta del movimento operaio e con l'avvento di una clamorosa rivoluzione capitalistica. Che secondo me ha provocato una caduta di civiltà. Se l'alfa e l'omega della politica – spiega Bertinotti - sono la competizione per il governo, allora contano solo le alleanze tra i partiti: la società resta fuori. Diventa solo bacino di consenso”.

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Se gli si chiede se la sinistra esista ancora, Bertinotti richiama ad un simbolismo speciale: “Ci sono due grandi cose che hanno reso grande la sinistra del Novecento. La sabbia e la torre. La sabbia è la terra. Quella che tu calpesti. Quella in cui vivi. Gli uomini e le donne che stanno dentro i grandi problemi quotidiani: il salario, la pensione, la sanità, la scuola. Poi c'è la torre: cioè l'idea di società. Sabbia e torre vuol dire lotta e teoria. Francamente nella sinistra di oggi non vedo risposte né sulla teoria né sulla lotta sociale”. Sulle possibili primarie di oggi, Bertinotti è scettico: “Le ho fatte una ventina di anni fa. Furono un grande fenomeno di partecipazione popolare. Una grande vicenda democratica. Ma queste primarie di oggi sono un'altra storia. Io dico che le primarie possono esserci e non esserci. Non è importante. Quello che mi preoccupa è che dopo la grande affermazione del referendum il centrosinistra ha preso fischi per fiaschi e ha considerato quel referendum una leva per il proprio successo”.

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