La regina è nuda. A dirlo non è però il buffone di corte, bensì il pretendente al trono. Elly Schlein è partita per le sue lunghe e silenziose vacanze lamentandosi che una buona parte della sinistra, anche del Pd, non la vuole candidata premier perché è donna e omosessuale. A chi le chiedeva con quale programma vorrebbe tentare la corsa a Palazzo Chigi, la segretaria dem rispondeva che era argomento da affrontare dopo le ferie.
La sua sfortuna è che il mondo non si è fermato con lei. Giuseppe Conte è andato avanti. Ieri è intervenuto, non sollecitato, nel dibattito lanciato dal quotidiano Repubblica, che con la nuova direzione di Stefano Cappellini sta tentando un salto nella razionalità, su quanto siano dannosi per la sinistra gli eccessi della cultura woke. Mentre la capa del Pd continua a trasferire in Italia come nulla fosse, anzi come una Laura Boldrini qualsiasi, le sgrammaticature folli del politicamente corretto, il leader di M5S pone argini alti e chiari. L’ex premier non perde poi l’occasione per spiegare alla leader del più grande partito della sinistra italiana cosa la sinistra dovrebbe tornare a dire e fare per apparire tale ai suoi elettori.
LA LEZIONCINA
Breve sintesi, letterale, della lezioncina dell’avvocato a ClarabElly. 1) «La cultura woke e la cancel culture mi hanno lasciato più volte perplesso». Tradotto: compagni, ci avete riempito la testa di corbellerie. 2) «Essa si è diffusa tra i ceti urbani più istruiti restituendo l’immagine di una sinistra indisponibile a mettere in discussione i privilegi delle fasce sociali più agiate». Tradotto: è una cosa da Ztl, buona come specchietto per le allodole per non cambiare nulla. 3) «Ha contribuito a contrastare forme di razzismo e sessismo ma si tratta di una religione morale che non può costituire l’ossatura ideologica di una forza progressista». Tradotto: se si vogliono vincere le elezioni, è tempo di archiviarla e iniziare a parlare di cose serie. 4) «Una forza progressista deve intervenire sulle radici delle disuguaglianze, offrire risposte specifiche e misurarsi con un’economia che è sempre più solo finanza». Tradotto: cara Elly, dì qualcosa di sinistra, se ne sei capace. Repliche della signora tirata in mezzo: non pervenute. Come si può interpretare la mossa di Conte? L’avvocato è in campagna elettorale, ma ha capito che, prima di giocarsi la finalissima con Giorgia Meloni, deve eliminare i rivali minori, tipo Schlein, e la sua strategia è trattarli come tali.
La segretaria dem è convinta che i miracoli sono come le ciliegie, uno tira l’altro e si illude che la macchina del Pd, la stessa che non ha consentito a Stefano Bonaccini di sconfiggerla alle primarie dem, la porterà per inerzia a sconfiggere il leader M5S alle primarie del campo largo. Insomma, lui è in partita, lei sulla luna. Giuseppi attacca Elly da sinistra e da destra, è un accerchiamento totale. Da sinistra, le ricorda che le battaglie da fare sono quelle contro le diseguaglianze e per l’economia reale prima di quelle a favore delle diversità e dell’appiattimento reddituale. Da destra, picchia sulla sicurezza, sulla lotta all’immigrazione irregolare e sul contrasto alle multinazionali globaliste del web.
Il leader di M5S mette il dito nella piaga, sfida Schlein sulla sua inadeguatezza di visione economica, sull’ambiguità della storia del Pd con i grandi capitali, nazionali e internazionali, sulla sottovalutazione, a tratti il negazionismo, dei dem sul portato criminale dell’immigrazione, irregolare ma non solo, e la mette all’angolo sulla politica estera e gli impegni internazionali, ribadendo il taglio alle spese militari. Conte sa che ciascuno degli argomenti che tocca è un problema senza soluzione per Schlein e un’opportunità per lui.
A differenza della sua rivale, Giuseppi ha capito che non c’è molto tempo da qui a quando si faranno i giochi, quindi si porta avanti e, come suggerisce la legge della strada, mena per primo perché così mena due volte. Mentre lei è testardamente unitaria a parole ma non riesce a mettere d’accordo nessuno, al momento neppure a garantire a Matteo Renzi che farà parte dell’alleanza, lui è testardamente solo per se stesso ma riesce a coprire tutti i fronti. Parla di Gaza e Ucraina per marcare stretto Alessandro Di Battista, togliendogli spazio per un’eventuale discesa in campo, poi cita l’enciclica di Papa Leone sulla giustizia sociale per candidarsi e accreditarsi presso l’area dem cattolica, fronte Margherita, e neutralizzare i tentativi centristi di Alessandro Onorato e soci.
IL FAVORITO
Il risultato è che al momento il leader di M5S è preferito come candidato premier dalla maggioranza degli elettori del campo largo rispetto alla segretaria dem. Questo però non aiuta il Movimento a crescere nei sondaggi né danneggia il Pd. Conte è molto più forte del suo partito mentre per Schlein è vero l’esatto contrario. Come è possibile? Un po’ perché l’effetto traino del candidato premier sulla sua formazione di riferimento si realizza solo a candidatura ufficializzata, e quindi i margini di crescita per i grillini ci sarebbero, molto perché la segretaria dem non è mai stata accettata del tutto da tutto il suo partito, che approfitterebbe di un suo passo falso alle primarie per liberarsene, o comunque vede come un incubo la prosecuzione del suo incarico oltre la scadenza del mandato.




