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Giuseppe Conte, dopo di lui tutti in retromarcia. La sinistra ha la faccia come il woke

di Alessandro Gonzatolunedì 24 agosto 2026
Giuseppe Conte, dopo di lui tutti in retromarcia. La sinistra ha la faccia come il woke

3' di lettura

Risate democratiche. Manca solo l’eurodeputato Alessandro Zan che rinnega il ddl Zan e magari si autodenuncia in tribunale per eccesso di schwa e asterischi (intendiamo il tribunale Lgbtqia+, e chi + ne ha + ne metta), e poi abbiamo visto tutto, forse. Giuseppe Conte ha abiurato il woke già abiurato il giorno prima dalla deputata dem americana Ocasio-Cortez, una che prima di abiurarlo scriveva “latinx” anziché “latino” o “latina” facendo infuriare la comunità ispanica. Matteo Renzi, ex capo del Pd che in Italia ha importato il woke, s’è accodato e ha elogiato la scelta di Conte, che però ha defenestrato da Palazzo Chigi (i meriti vanno riconosciuti). Poi c’è Ezio Mauro, a lungo direttore di Repubblica, il quale ieri sulla stessa Repubblica megafono del woke ha sostenuto che «abbiamo ingabbiato il nostro linguaggio dentro vincoli del “politicamente corretto”, che ha sicuramente ripulito il discorso pubblico ma lo ha anche appesantito limitandolo attraverso un filtro di convenzione che costringe il pensiero a pensare se stesso prima di manifestarsi in forma di parole». È mancata solo la psicopolizia. Non i bagni “gender neutral”, inaugurati a maggio all’istituto tecnologico di Grosseto e che in nome dell’eliminazione delle differenze mostrano sulla porta un uomo, una donna, un roLa deputata dem ha detto che «al netto di qualche eccesso sono state fatte necessarie battaglie contro le discriminazioni. In Italia», ha aggiunto, «l’approccio è stato diverso da quello Usa con slogan non così radicali» bot, una sirena, un alieno, un uomo in gonnella, Batman, un altro che sembra un cowboy ma non c’è traccia di un indiano, quindi alla fine è discriminatorio.

LA PALADINA
«È singolare», era sbottata Laura Boldrini, «come le destre si scaglino contro la realizzazione di bagni disponibili per tutte e tutti, senza distinzione di genere, identità di genere o altro. Di cos’hanno paura, di trovare il bagno occupato?». Forse da Batman con Catwoman, e non ci scusiamo per il sessismo. Boldrini aveva aggiunto: «Solidarietà all’assessora Nardini per aver sostenuto questa scelta», non quella di Catwoman. Ieri, di nuovo su Repubblica, Boldrini ha ammesso che sì, sul woke «c’è stato qualche eccesso», ma ha tenuto a sottolineare che «l’approccio è stato diverso da quello americano, con slogan non così radicali», e infatti era un’altra Boldrini quella che s’è inginocchiata in parlamento per denunciare la morte negli Stati Uniti di George Floyd. Si sono inginocchiate pure alcune conduttrici politicamente superiori.

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È il turno di Rocco Casalino, ex portavoce di Conte: «Immigrazione ed estremismo islamico sono tra le principali preoccupazioni degli italiani e anche di molti omosessuali (quest’ultimi non sono forse italiani? ndr), che temono per la comunità Lgbtqia+ in Europa. Mi dispiace», ha detto al Corriere, «che il centrosinistra non parli a chi nelle periferie e nelle fasce più deboli vive le difficoltà di un’integrazione tra culture diverse, anche sulla sicurezza. Penso a chi arriva da Paesi dove l’omosessualità o l’adulterio possono essere puniti con la morte. Mentalità così radicate non cambiano attraversando una frontiera. L’integrazione richiede tempo». Irrompe Ilaria Salis: prima la santa patrona delle case altrui ha twittato (o ha chiesto a qualcuno di farlo) che «in Italia il woke è un fantasma agitato dalla destra nell’ambito delle sue guerricole culturali». Stavolta almeno non ha usato il termine “zelanza”. Poi, pare, se l’è presa con la parte di sinistra che (a parole) sta rinnegando il woke: «Qual è il principale problema del campo progressista quando si tratta di combattere le diseguaglianze, gli eccessi del woke o non riuscire a sostenere nemmeno una timida patrimoniale?». Oppure trovare il modo di sottrarre Ilaria Salis da un processo. Giorgio Gori, eurodeputato del Pd, ha scritto così sui social: «Mi fa piacere che chi ci ha creduto si ricreda. Personalmente, mai stato woke». Si scoprirà che non è mai stato neanche nel Pd.

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LA CASSAZIONE
Fermate le rotative, ha parlato la senatrice contiana Alessandra Maiorino: «A chi oggi critica Conte per le posizioni sul woke è opportuno ricordare che le sue parole sono di una chiarezza solare e non rappresentano in alcun modo una negazione dei diritti». Pensate se erano di una chiarezza lunare. FIl settimanale L’Espresso fino a tre anni fa usciva in abbinata con Repubblica. Cinque anni fa sulla copertina c’era un uomo incinta che sul pancione aveva scritto “La diversità è ricchezza”. Prima ancora dedicava le copertine a Soumahoro.